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A FILETTA :
Discografia

Ultimo aggiornamento della pagina: 15/04/2011

La discografia completa d'A Filetta, dal più récente al più antico.

Nota bene : Le collaborazioni di A Filetta alle colonne sonore dei film composte da Bruno Coulais sono sulla pagina dedicata a questo compositore.
Vedi anche le vidéos in piede di pagina.

Grazie a Marilena Verheus per il suo aiuto !
new

Di Corsica Riposu - Requiem pour deux regards
Paruzione il 14 aprile 2011 (Deda/Harmonia Mundi)

A Filetta, canto.
Daniele di Bonaventura, bandoneon.
Jean-Claude Acquaviva, narratore.
Registrato in 2010 al Convento di Marcassu (Corsica).

requiem

"Ciò che non muore non vive" (V. Jankelevitch)
Quando la canzone evoca la morte, non celebra anche la vita?

In Corsica, la tradizione ha dedicato un importante posto al culto dei morti. Il gruppo A Filetta ha cercato a suo modo di contribuire alla conservazione del patrimonio orale dell'isola incorporando nuove influenze.
Oggi, questi cantanti, che rifiutano di essere i custodi di un tempio, fanno crescere attraverso le loro composizioni, l'idea di una tradizione prolongata, rinnovata e aperta, che sarebbe radicata nella memoria, ma con sviluppi complessi. Senza dubbio, è un esercizio difficile, ma essenziale per la permananza di un sogno: mantenere il loro entusiasmo, pur non alterando la loro sincerità.
Di Corsica Riposu, "Requiem per due sguardi"
è una creazione commissionata dal Festival di Saint-Denis nel 2004. Si tratta di un requiem in latino, con sette voti, testi narrati punteggiato o cantato in molte lingue - còrso, francese, italiano - tratti dalla letteratura moderna. Inoltre, alcuni brani per bandoneon creati per questo requiem s'inseriscono in questo percorso che viene fatto dai sette voci della terra al cielo.

Dopo oltre trent'anni di esistenza, A Filetta segna con questo nuovo album uno dei suoi più ambiziosi ed eccitanti proggetti.

Il commento da L'Invitu :

Composto in memoria di Nicola Acquaviva e di Nicola Mancini, spariti giusto dieci anni fà, il Requiem è dedicato a Jean Antonelli, 'che ha dato i migliori anni della sua vita al respiro del gruppo';. Due cose colpiscono al primo ascolto: la profondità e la potenza dei bassi, e la qualità estrema della composizione e dell'interpretazione. Da questo punto di vista, questo Requiem prolunga Medea, con composizioni complesse e sottili in cui è valutata ogni voce. Ancora una volta, a partire dai modelli tradizionali, Jean-Claude offre magnifiche creazioni, ricche e complesse senza essere complicate, con armonie inusuali. Il bandoneon di Daniele di Bonaventura sostituisce felicemente il violoncella della versione originale.

01 Di Corsica Riposu
02 Miserere
03 Notte Tralinta
04 Subvenite
05 Requiem
06 Kyrie
07 Dies Irae
08 Tuba Mirum
09 Rex Tremendae
10 Lacrymosa
11 Figliolu d'Ella
12 A'Mente
13 M'Aviate Dettu
14 Meditate
15 Domine
16 Nanzu À Sanctus
17 Sanctus
18 Pater Noster
19 Nanzu À Agnus Dei
20 Agnus Dei
21 Altrunimu
22 Lux Eterna
23 Libera Me
24 Da Cirone
25 In Paradisum

Mistico Mediterraneo


Paolo Fresu / A Filetta / Daniele di Bonaventura
Paruzione in Francia : 21 gennaio 2011

mistico



Paolo Fresu trumpet, flugelhorn
Daniele di Bonaventura bandoneon
A Filetta
Jean-Claude Acquaviva seconda
Paul Giansily terza
Jean-Luc Geronimi seconda
José Filippi bassu
Jean Sicurani bassu
Maxime Vuillamier bassu
Ceccè Acquaviva bassu

Registrato in Gennaio 2010
ECM 2203

Schizzi di Corsica, lirica e luminosa, la tromba di Paolo Fresu si snoda attraverso le voci dei cantanti di A Filetta, il gruppo che si può definire tanto come un pioniere che come custode della tradizione polifonica corsa. Miscella omogenea tra patrimoniale e sperimentale, più composizioni del gruppo sono opera del suo fondatore Jean-Claude Acquaviva, che lo guida per più di trenta anni. L'occasione è anche data di assistere ad una dimostrazione impressionnante del virtuoso bandoneonista italiano Daniele di Bonaventura, chi ne reinventa l'uso impegnandosi in assoli fantasiosi e affascinenti duetti con Paolo Fresu, avvolgendo voci e tromba con un senso della forma quasi orchestrale. (Blurb sul sito del gruppo)

Sketches of Corsica, the Mediterranean and the wider world abound in this fascinating collaboration between lyrical Italian jazz improvisers Paolo Fresu, Daniele di Bonaventura and vocal ensemble A Filetta. “Mistico Mediterraneo” is the first documentation of an alliance that has been gathering momentum for a few years already; it is also the ECM debut of the Corsican singers.

In October 2006, Fresu and Italian bandoneonist Daniele di Bonaventura, along with two other jazz improvisers (saxophonist André Jaume and percussionist Philippe Biondi), were invited by stage director Francis Aïqui for a celebratory event in Ajaccio’s L’Aghja theatre, establishing a basis for further collaboration. Over the last four years the musicians have fine-tuned the song cycle now known as “Mistico Mediterraneo”.

Source : ECM Records

Schizzi di Corsica, il Mediterraneo e il resto del mondo abbondano in questa affascinante collaborazione tra jazz improvvisatori italiani lirichi : Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura, e l'ensemble vocale A Filetta. "Mistico Mediterraneo" è la prima documentazione di un'alleanza che ha acquistato slancio per alcuni anni già; è anche il debutto ECM dei cantanti Corsi.

Nell'ottobre 2006, Fresu e il bandoneonista italiano Daniele di Bonaventura, insieme a due altri jazz improvvisatori (il sassofonista André Jaume e il percussionista Philippe Biondi), sono stati invitati dal direttore di scena Francesco Aïqui per un evento celebrativo nel teatro ajacciano "L'Aghja", creando la base per ulteriori collaborazioni. Nel corso degli ultimi quattro anni, i musicisti hanno messo a punto il ciclo di canti ormai conosciuto come "Mistico Mediterraneo".

Da leggere i primi commentari sulla pagina dedicata a Paolo Fresu.

Quel che ne dice "L'Invitu" :

Prima osservazione

: I fan accaniti di A Filetta saranno forse confusi dal "suono ECM", questo caratteristico forte riverbero che caratterizza molte produzioni di Manfred Eicher. Dopo il momento di sorpresa e di fastidio, si finisce per dimenticarlo tanto il suono è buono. Ogni voce è identificabile, anche quando gli strumenti suonano insieme.
1. Rex tremendae
(Jean-Claude Acquaviva)
Il bandoneon di Daniele, presto raggiunto dagli bassi, sistema l'assisa del brano, poi Jean-Claude espona il tema. E, sorpresa, il suono le son "trucatto" dalla tromba di Paolo via harmonizer e delay sorge da nessuna parte. Più tardi, Paolo userà lo strumento con un stile molto più tradizionale – decisamente davisiano, dirono alcuni - per ritornare all'elettronica sulla fine, raggiunto da Daniele. Scomettiamo che questo Rex piacerà a tutti gli ascoltatori. Io, chi conosco e apprezzo questo brano fin dalla sua creazione e chi avevo emetto qualchi riserve sulla version ascoltata in concerto con Jaume e Biondi, penso che la creazione straordinaria che costuisce il Rex di Jean-Claude è qui magnificata ancora da Paolo e Daniele.

2. Liberata
(Jean-Claude Acquaviva)
E ancora Daniele chi introuce il brano, creando un clima malinconico. Dopo la mostra di Jean-Claude e il gruppo di primo intervento in arrivo Paolo, Daniele accompagnato da una improvvisazione su entrambi i oscillante e tenera. Un piacere! Il grande musicista jazz Paolo Fresu mai quello che giocare due volte la stessa cosa. Il suo assolo è molto diverso da quelli ascoltati in concerto per via aerea e più rilassato, più ritmico a Calvi. Come Rex che precede la Liberata punto di riferimento. Inoltre, l'altra sera al concerto di una rete, mi sono ritrovato in attesa per l'arrivo della tromba
C'est encore Daniele qui introduit ce morceau en instaurant un climat mélancolique. Après l'exposé de Jean-Claude et la première intervention du groupe arrive bientôt Paolo, accompagné par Daniele sur une improvisation à la fois swinguante et tendre. Un régal ! Le grand musicien de jazz qu’est Paolo Fresu ne joue jamais deux fois la même chose. Son solo est très différent de ceux entendus en concert : ici plus aérien et détendu, à Calvi plus rythmique. Comme le Rex précédent, ce Liberata fera date. D’ailleurs, l’autre soir au concert d’A Filetta, je me suis surpris à attendre l’arrivée de la trompette !

3. Da tè à mé
(Jean-Michel Giannelli/Petru Santucci)
Une création de Jean-Michel Giannelli. C'est A Filetta au complet qui débute, rejoint par Paolo à la fin du premier couplet. Le thème prend bientôt la forme d'une valse avec l'arrivée de Daniele, puis le groupe reprend, accompagné par les deux musiciens et revient à la valse sur la fin, avec de belles envolées de trompette. Etonnant ! Un thème que l'on n'oublie plus après l'avoir entendu.

4. Le lac

(Bruno Coulais)
Introduction de Paolo aux effets électroniques, rejoint par le rythme des doigts de Daniele sur son bandonéon, puis A Filetta entonne le mantra tibétain composé par Bruno Coulais pour Himalaya : "Om Taré Tûraré Tûré Soha", toujours accompagné par la trompette harmonisée de Paolo et les notes de Daniele.

5 Dies irae
(Jean-Michel Giannelli)
Cette composition de Jean-Michel Giannelli figurait sur Passione. Ici, elle est Introduite par le bugle et le bandonéon, puis les voix se mêlent au son du bugle de Paolo et du bandonéon de Daniele dans un ensemble très cohérent.

6 Gloria
(Bruno Coulais)
Une re-création un peu folle du Gloria du Libertin. Daniele tapote son bandonéon, Paolo improvise un thème très rythmique, bientôt accompagné par Daniele. Les basses d'A Filetta entonnent le Gloria, rejointes par les autres voix, avec planant au-dessus les notes aériennes de Paolo qui utilise ensuite ses "diableries" électroniques, harmonizer, delay… Le thème le plus fou du disque.

7 Corale
(Daniele di Bonaventura)
Changement radical de registre avec la magnifique composition de Daniele, Corale. Un duo bandonéon/trompette dans lequel l'entente des deux musiciens italiens est remarquable.

8 La folie du cardinal

(Bruno Coulais)
A Filetta cette fois sans les deux instrumentistes pour cet extrait de la musique composée par Bruno Coulais pour Le Libertin. Un morceau très "second degré", magnifiquement interprété Mais c’est un truisme de le dire !

9 U Sipolcru

(Jean-Claude Acquaviva)
Paolo joue une longue introduction au thème d’U Sipolcru, les voix font leur entrée. Paolo ponctue de quelques interventions toujours pertinentes.

10 Scherzi veranili

(Jean-Michel Giannelli)
A Filetta est ici accompagné par le bandonéon sur cette composition de Jean-Michel Giannelli figurant déjà sur Bracanà. Là encore, l'instrument apporte une dimension supplémentaire au morceau.

11 Figliolu d’ella

(Jean-Claude Acquaviva)
Une assez longue introduction instrumentale de Daniele rejoint par Paolo dans laquelle on reconnaît bientôt les accords de Figliolu d'ella, et c'est Paul qui prend la suite, rejoint par Jean-Luc puis par Maxime. Paolo revient, le son très réverbéré dans ce morceau évoque une cathédrale...

12 Gradualis

(Daniele di Bonaventura/Jean-Claude Acquaviva)
Une autre composition de Daniele, sur un texte de Jean-Claude. Magnifique intervention de Paolo à la trompette bouchée, puis les voix s'envolent. On est presque frustré par la relative brièveté de ce morceau, que l'on aurait aimé plus développé. Rendez-vous au prochain concert !

13 Sanctus

(Daniele di Bonaventura)
Pour finir, un magnfique duo, plein de recueillement, entre Daniele et Paolo sur une composition de Daniele. Peut-être un des plus beaux morceaux de ce disque magnifique.

Les amateurs de jazz et de Paolo Fresu devraient être conquis par cette rencontre inouïe entre trompette, bandonéon et polyphonie corse. Les amateurs de polyphonies traditionnelles, quant à eux, éprouveront peut être à la première écoute davantage de difficultés pour entrer dans cet univers, même si le groupe nous a accoutumés à ses rencontres audacieuses. Pour aborder ce disque sans préjugés, il faut tenter d’oublier les versions originales a capella et considérer que l’on écoute de nouvelles créations.

Malgré la diversité des répertoires (compositions de Jean-Claude Acquaviva, Jean-Michel Giannelli et Daniele di Bonaventura), Mistico Mediterraneo est un ensemble cohérent. Une vraie rencontre où chacun est à l'écoute des autres. Une œuvre originale et attachante. On souhaite une continuation à cette belle rencontre, avec peut-être encore plus d'audace dans les improvisations. Pour dire les choses clairement, on imagine déjà ce que pourrait être le prochain CD, avec notamment Meditate et Ritus entendus en concert, et aussi - soyons fous ! - un CD du duo Paolo Fresu/Daniele di Bonaventura !

Trent'Anni Pocu, Trent'Anni Assai


trentanni

Ce coffret DVD sorti le 30 novembre 2009 est détaillé en bas de cette page.  
 

Bracanà 

bracanà

A vita cerca sempre un pratu novu à pasce"
"Le temps ne manque jamais au temps d'une vie qui va."

"Bracanà" la cui traduzione potrebbe essere "colorato" o "cambiare colore quando ci si avvicina alla maturità" è il titolo di questo nuovo album (uscito appena in tempo per il concerto parigino nella sala di "l'Européen" alla fine di maggio 2008) sul quale figurano 14 canti, sempre a cappella, splendidamente arrangiati.
Le voci catturano l'emozione, l'amplificano, la precisano.
A Filetta ci dà alcune delle sue creazioni finora inediti, compresi i canti della "Via Crucis" creata in Calvi sotto la direzione di Orlando Forioso.

I testi (ad eccezione di quelli della liturgia), sono firmati Jean-Claude e Jean-Yves Acquaviva, Primo Levi, e Petru Pampasgiolu Santucci.
Questo nuovo CD riflette i progressi compiuti negli ultimi anni da questo gruppo che si dice voler "essere quello che difende più che di difendere quello che è."


1 – 1901
(Jean-Claude Acquaviva/Jean-Claude Acquaviva)
Un testo alla memoria di due georgiani (Tao e Georges), entrambi nati nel 1901 e che hanno avuto destini paralleli: nascita nel Caucaso e poi l'esilio e la morte lontano dalla casa. Parole rivolte ai loro figli che dicono l'amore della patria, la nostalgia, ma anche il timore del ritorno.

2 – Dies irae
(chant liturgique/Jean-Claude Acquaviva)
Chant issu du Via Crucis.
3 – Alilo
(traditionnel géorgien)
Chant de Noël géorgien, transmis à A Filetta par "Les Voix de Géorgie".
4 – Lode à una simpatica zitella
(Pampasgiolu/traditionnel)
Questo è una poesia di Pampasgiolu, rivista dall'autore pochi mesi prima della sua morte, in cui egli ha elogiato le qualità di una ragazza a cui ha reso omaggio. Questa ragazza non è altro che Geneviève Geronimi, madre di Jean-Luc Geronimi che interpreta queste lodi qui.
5 – Benedictus
(chant liturgique/Jean-Claude Acquaviva)
Chant issu du Via Crucis.
6 – L'invitu (extrait)
(Jean-Claude Acquaviva/Jean-Claude Acquaviva)
Questo brano è la fine di "L'invitu", canto primo di Medea, dove il coro chiama alla celebrazione del matrimonio reale, mentre chiede a Medea, la moglie ripudiata, di lasciare il regno.
7 – Beati
(chant liturgique/Jean-Claude Acquaviva)
Chant issu du Via Crucis
8 – U cantu di l'acqua
(Jean-Claude Acquaviva/Jean-Claude Acquaviva)
Un canto dalla Via Crucis coinvolto nella passione di Cristo, quando Pilato mette nelle mani del popolo ebraico il destino di Gesù di Nazaret. Un testo che evidenzia l'ambivalenza dell'acqua, di solito un simbolo di vita, ma cambiando qui in annuncio di morte.
9 – Nana
Traditionnel
Tradizionale
Ninni nanna georgianna.
10 – Meditate
(Primo Levi/Jean-Claude Acquaviva)
Su un pezzo di Primo Levi tratto da "Se questo è un uomo", questa creazione della Via Crucis ricorda l'urgente necessità di non dimenticare l'orrore e la barbaria.
11 – Liberata
(Jean-Claude Acquaviva/Jean-Claude Acquaviva)
Questo è il generico di un film TV girato in Balagna sul tema della resistenza in Corsica, durante la Seconda Guerra Mondiale. Questo testo è stato scritto in memoria di Pierre Griffi, un giovane radio sbarcato da Algeri, eseguito nel 1943 a Bastia dalle camicie nere.
12 – Scherzi veranili
(Petru Santucci/Jean-Michel Giannelli)
Parole di Petru Santucci che evidenziano il senso di angoscia del poeta con l'approccio della primavera;  ritiene che questa stagione è falsa perché troppo euforica.
13 – Cuntrastu
(traditionnel) Qui restituito un poetico gioco pieno di umorismo e di sottotoni tra un marito "stanco" e la sua moglie gelosa che accusa la sua infedeltà.
14 – Treblinka
(Jean-Yves Acquaviva/Jean-Claude Acquaviva)
Un testo di Jean-Yves Acquaviva chi dice con grande sensibilità la speranza nonostante l'orrore, la vita nonostante l'inferno, ricordando altri scritti importanti di Levi, Amry o Semprun.


PPrimo ascolto : un totale incantesimento


Facciamo parte dei pochi privilegiati che hanno già potuto acquistare Bracanà, la cui disponibilità nei negozi dovrebbe essere ritardata di qualchi giorni per causa di fuoco alla fabbricazione dell’unità CD!
Ho già potuto l’ascoltare più volte e godere di ogni brano.

In primo luogo, il contenente: un design originale per la bella copertina, una giacheta di circa venti pagine con un testo introduttivo scritto da Giovanna Marini, ed i testi (in lingua corsa e in francese) dei canti. Passiamo al contenuto. A Filetta ha ancora raggiunto l'apice. Questa parola è espressa in ogni disco, ma questa volta abbiamo davvero la sensazione che il gruppo ha raggiunto una pienezza, una maturità, che, lungi d’ancorare il gruppo nella routine, lo spingono invece ad esplorare liberamente nuovi sentieri. Fin dall'inizio, 1901 ci cattiva. Il basso continuo preso dal canto Georgiano, l’esposizione del primo tema da Jean-Luc, presto raggiunto dagli altri, l’entrata di Jean-Claude, la sottile oscillazione del secondo tema, talvolta con accenti di Himalaja, la profondità dei bassi, l'infinita dolcezza della melodia, l'ultimo involo sulla parola "Geurgia" ... Un canto che non vi lascia più.
Lo Dies Irae chi segue è allo stesso livello.

Alilo segna come una rottura del clima, tornando al canto tradizionale georgiano. Avevamo dimenticato, tanto il canto di A Filetta sa essere morbido, come può anche essere potente.
I canti tradizionali non sono più rappresentati in Bracanà che da due monodie cantate da Jean-Luc. La prima è Lode à una simpatica zitella, composta dal poeta Pampasgiolu, in omaggio alla futura madre di Jean-Luc, che ovviamente è perfetto in questo canto. Il Benedictus della Via Crucis è di una modernità inaudita. I controcanti complessi seguitando passaggi scanditi in una profusione incredibile. Ogni voce canta una partizione diversa, ma il tutto è di una perfetta coerenza. Il meraviglioso cambiamento d’accordo porta un po 'più d’emozione. E quel che potrebbe essere solo dimostrazione tecnica o virtuosismo gratuito mantene sempre un significato più profondo. Della grande arte .. E' solo la brevità dell’estratto di L’Invitu che lo fà sembrare rinforzato rispetto alla versione pubblicata sul disco Medea ? Io non lo credo. Jean-Claude aveva espresso con noi la sua insoddisfazione per la fine di questo canto sul CD Medea. Qui le tre parti di questo breve brano prendono tutta la loro forza. Che meraviglia! Beati, un altro canto dalla "Via Crucis", è uno dei pochi canti di A Filetta che è cantato a piena voce. ciò che non gli toglie un oncia di sottigliezza.

U Cantu di l'acqua è costruito in due parti: una espozione a piena voce, quindi una reprise molto dolce con la voce di Paul in primo piano. Poi una sorta di ponte introduce una nuova esposizione del tema principale e poi del secondo.

La Nana georgiana, che sostituisce ormai a Makharia in apertura dei concerti, è un modello di dolcezza con la voce di Jean-Claude supportata da un magnifico contracanto di Paul.

Meditate ha evoluto molto dalla sua creazione nel 2003. Una molteplicità di echi di voci scandando le parole di Primo Levi : "Meditate ... Scolpitele nel vostro cuore ..."

Dalle prime note di Liberata (Alba. ..), ci si sente attraversati da brividi. Il canto è a volte carezzevole, a volte potente, a volte straziante. Qui, a differenza dei concerti, Jean-Claude recita il testo prima di cantare. Non cercare di seguire il testo stampato, A Filetta destruttura il testo, usando sillabe e suoni per creare una base ritmica e melodica, così come farebbero jazzmen col scat. Personalmente, ho una (molto) leggera preferenza per la versione dell’"Européen", e mi ricordo ancora quella di Calvi, con il sublime assolo di Paolo Fresu ! Ma è a un livello molto, molto elevato.

I Scherzi veranili su un testo di Petru Santucci e la musica di Jean-Michel Gianelli, consentendo un migliore ascolto della bellissima voce di Ceccè.

La seconda monodia, Cuntrastu, è in realtà una specie di chjama è respondi tra un marito un po "stanco" 'e la sua moglie molto gelosa. Jean-Luc canta con un arte che è il suo solo, una miscela di rugosità e d'incomparabile eleganza. Il suo modo di fraseggiare, di costruire sul sillabe è inimitabile.

E, infine, Treblinka. Per la cronaca, Jean-Claude aveva il splendido testo di Jean-Yves Acquaviva e ha proposto di metterlo in musica per completare il disco. In pochi minuti, la canzone è stata scritta! E 'difficile da credere tanto questa canzone è così bella !
Il tema principale esposto quasi in un sussurro da Jean-Claude, viene ripetuto in un loop fastidioso, in primo luogo scandita dalle note del pianoforte, e poi sostenuto, a partire dal secondo versetto, da una straordinaria "bourdon" a bocca chiusa. La terza strofa vede l'ingresso di tutte le voci sul tema principale, sempre sostenute dal bourdon, con una specie d'oscillazione intorno alle note basse create da Paul e Jean-Luc, che suggerisce un clima gelido. Bisogno ascoltare Jean-Claude pronunciare la parola "Treblinka" alla fine del 3 ° versetto ... E i sublimi controcanti di Jean-Luc e Paul, alla fine, suonando come strumenti a fiato, tirando verso la dissonanza.
Il più alto in questo brano, è che la speranza nonostante l'orrore, la vita nonostante l'inferno, sono presenti. "La vita cerca sempre un nuovo prato dove pascere" è il messaggio di questa opera che non si puo dimenticare dopo averla sentita. Dopo due concerti, trovo le note del pianoforte della versione registrata quasi superflue. Ancora una volta, la versione in concerto è ancora più bella, più emozionante (ma tutto è relativo a quel livello).
Quando il gruppo deciderà finalemente di pubblicare un CD (o DVD) dal vivo? (*)

(*) Depuis, j'ai été entendu : Dans le coffret du DVD "Trent'anni pocu, trent'anni assai", il y a un sublime "concert privé" à l'Oratoire !

La chronique de "Mondomix"

A Filetta n'est pas ce que l'on imagine à la hâte : un simple groupe de chanteurs polyphonqiues vêtus de noir, agréable à écouter dans une chapelle lors de vacances en Corse. Même s'il est assez idéal de les découvrir dans de telles circonstances, il faut s'éloigner des clichés pour aborder leur musique. Ils sont bien sûr ancrés dans une tradition profonde, mais à l'image de la fougère qu'ils ont choisie comme emblème, ils se tournent vers le soleil.
Depuis trente ans que ces sept chanteurs d'exception se sont réunis, ils n'ont cessé d'évoluer, d'expérimenter, en repoussant les limites d'un genre aux apparences austères. Sans jamais céder aux attraits d'artifice, ils ont toujours remis leurs acquis en question. Avançant sur les chemins de l'innovation avec autant de rigueur que de détermination, ils se nourrissent du contact d'autres cultures, d'autres approches artistiques.
Contrairement à leur effort précédent, Medea, qui se concentrait sur l'oeuvre de Sénèque, Bracanà (barioler) puise à plusieurs sources, créant l'unité par la finesse de leurs harmonies et de thématiques cousines, où s'emmêlent espoir et inquiétudes. Espoir qui se faufile dans les textes liturgiques corses mis en musiques ou les traditionnels géorgiens, berceuse ou chant de nativité. L'optimisme est aussi sous-jacent dans le printemps naissant décrit dans Scherzi veranili mais l'on sait les blessures glacées que les bourgeons recouvrent...
L'inquiétude n'est jamais loin : particulièrement celle qu'engendrent les totalitarismes évoqués dans l'adaptation d'un texte de Primo Levi (Meditate), thème qui rejaillit en écho dans le final Treblinka signé par le chef de chœur Jean-Claude Acquaviva.
Les chants, les contre-chants, les mélismes et les fines harmonies pourtant rassurent, et laissent éclore une beauté sereine, attentive à tout ce qui peut la menacer, mais reste déterminée et souveraine.
Fêtant cette année trente ans d'une carrière riche et exigeante, A Filetta confirme ici son statut de chef de file d'un art vocal ancestral auquel il apporte une respectueuse modernité et un supplément de noblesse.
Benjamin MiniMuM


A Filetta a reçu le Grand Prix de l'Académie Charles-Cros 2008 pour Bracanà.

Medea


medea

Chœur I : L’invitu
Chœur II : L’arditezza
Chœur III : U casticu
Chœur IV : U furore


Coro I : L’invitu
Coro II : L’arditezza
Coro III : U casticu
Coro IV : U furore


Durata totale : 46 minuti 30
Registrato all'inizio 2005 al Couvent de Marcassu, I Catari


Nove anni dopo la creazione di questo Medea al teatro, ecco finalmente il CD, dedicato alla memoria di Maï recentemente scomparsa. Queste quattro composizioni di Jean-Claude Acquaviva, che evocano gli amori passati di Medea la Caucasiana con Giasone, l’epopea degli argonauti e infine, il furore mortale della sposa ripudiata, quindi bandita dal regno, sono di una creatività inaudita ("un UFO", secondo Bruno Coulais), lontano al di là di ciò che il pubblico può ascoltare di solito in materia di polifonie corse.
 
Questa creazione commuovente, unica, universale, è realmente un’ opera innovatrice, con echi lontani dei canti del bacino mediterraneo, in particolare di la  Georgia, pur prendendo le sue radici nel canto corso tradizionale. È anche una cerniera nel percorso di A Filetta.

I canti II ed III illustrano l'epopea e le vicissitudini degli Argonauti, mentre nei canti I ed IV, il coro esprime principalmente la condanna della mostruosità di Medea, che trasgredisce la norma umana.

"Giasone è il figlio di Esone, re di Iolco in Tessaglia. A Esone era stato tolto il trono dallo zio Peliade. Egli ha mandato il suo nipote nella Colchide. Divenuto adulto, pensò di riconquistare il regno usurpato al padre. Ma per ottenere ciò, gli venne imposto dallo zio di riportare il vello d'oro. Si tratta della pelle di un ariete grazia al quale Frisso è riuscito a fuggirsi attraversando il Mare Egeo. Ha sacrificato l’animale ed ha offerto la sua pelle ad Eeta, re della Colchide, che l’ha accolto in casa sua.

Giasone, con l'aiuto della dea Athena, ha costruito la prima nave abbattendo gli alberi del Pelione. Sarà la nave Argo. Si imbarca con l'elite degli eroi greci, fra i quali Ercole, Orfeo, Tiffeo che sarà il primo pilota. Eete sottopone Giasone a più prove di cui egli trionfa grazie all'aiuto di Medea, la figlia del re di Colchide. Giasone ha sedotto la ragazza e gli ha promesso di sposarla, e grazie ai suoi poteri di maga egli riesce a mettere sotto il giogo due tori che soffiano del fuoco e ad ammortizzare il drago che conservava il vello d'oro.

Medea e Giasone fuggono, portando con loro Absytos, il giovane fratello di Medea. Medea lo uccide, lo smembra e getta i suoi membri sulla strada per rallentare la progressione di suo padre che li prosegue. Di ritorno a Iolco, Giasone richiede il suo dovuto, ma Peliade gli rifiuta il trono. Allora Medea inventa un inganno atroce per sbarrarsi dell'usurpatore. Riesce a convincere le figlie di Peliade che sia capace di rendere la giovinezza al loro padre. Di conseguenza, si afferra di un ariete, lo ritaglia in pezzi, lo getta in un calderone bollente, e ne sorge un agnello vivo. Le figlie di Peliade fanno subire la stessa sorte a loro padre, ma nulla sorgerà dal calderone.

Iindignati, i cittadini di Iolco cacciano Medea e Giasone che trovano rifugio a Corinto, presso il re Creonte. Quest'ultimo, che teme rappresaglie, esige da Giasone ch’egli ripudia Medea e sposa la sua figlia Glauce. È in questi casi che si lega la tragedia, la mattina anche delle cerimonie nuziali di Giasone con Glauce: "Dei del cielo, dei del mare, venite e benedite queste cerimonie nuziali reali." Ed anche, popoli della terra, venite a noi secondo il rito. Da parte sua, la straniera, che parta nella notte senza una parola, che parta all'avventura come una che si è fatta togliere da un uomo di passaggio

1. L’invitu è in un certo modo l'apertura dell’opera. Questo canto si apre sulle cerimonie nuziali di Giasone con Medea la maga, figlia del re di Colchide Eete. Inamorata di Giasone, ha utilizzato la sua magia per aiutare quest'ultimo a conquistare il vello d'oro. Il coro invoca inizialmente i dei, evoca l'amore di Giasone (" Maestri in celu...") ed invita infine Giasone a liberarsi da Medea ("Picca ti da roza a Caucasica") ed a sposare una donna greca. Segue un ritornello stupefacente ("Ribombinu puru i scaccani") prima dell'invocazione della partenza di Medea:  che se ne vada ("Quella, a si porti a notte senza mancu una parolla"), passaggio dove si riconoscono echi del tema di U Furore.

"L'invitu" è straordinario. Sottiglieza, invenzione, emozione, armonie splendide, tecnica vocale senza difetto, accostamento dei  timbri, scrittura audace e ricca, tutto è perfetto! Una musica densa che parla di Medea bensì di altre cose ancora, e che ci porta molto lontano.

2. L’arditezza, qui cantato nella sua versione integrale, poiché il coro seguente, evoca l’arditezza degli Argonoti partiti per sfidare il mare.

"Certamente era una smisurata arditezza che quella che animava questi marinai presontuosi." Hanno voluto superare le onde, l'impero marittimo, per mezzo di una barca fragile, che spingono così l'ordine del mondo. Ormai, altrove non è più altrove ed eccoci privati d'orizzonte. Questa nave era criminale, i dei furono spietati, la punizione terribile. E perché questo viaggio, perché questo giro? Per il vello d'oro, ma anche per una donna più pericolosa ancora che il mare, Medea... (*)""

Questo canto, su un testo di una modernità stupefacente, è forse quello che rompe di più col canto tradizionale, con frasi molto lunghe, passaggi che sembrano sospesi nell'aria.

3. U Casticu (Il Castigo) ha per argomento la punizione di quest'audaci "Rei tutti, culpiti tutti".

Nessuna forza al mondo, né incendio né uragano o macchina di guerra, hanno la violenza di una donna abbandonata, hanno il suo ardore ed il suo odio." Dei del cielo, che siete sazi di vendetta, abbiate pietà. Gli Argonauti quest'audaci, tutti hanno pagato. Ma lasciate vivere in pace il conquistatore dei mari, salvate Giasone, non faceva che obbedire agli ordini (*)"

U Casticu dà l'impressione di ritornare ad un canto più vicino alla tradizione, ma è per meglio oltrepassarla. In alcuni sviluppi, è anche probabilmente il più innovativo dei quatro canti.

4. U furore, infine, evoca la furia di Medea ripudiata e bandita che sacrificherà i suoi bambini a sua vendetta. "Dove può dunque andare la maga insanguinata? Su quali cammini di disgrazia prevale la sua furia di un altro tempo? Ha la testa alta per continuare a sfidare il re. È questo l'atteggiamento di una donna che si è appena bandita?"

"Creon aveva conceduto alcune ore a Medea perché possa abbracciare un'ultima volta i suoi bambini. Ha approfittato di questi momenti per ardire la sua vendetta: essa offre un ornamento matrimoniale maledetta a Glauce, la giovane sposa, che s'infiamma rivestendolo. La casa di Corinto è incendiata ed il tirano Creon perisce nelle fiamme. Infine, rompe ed annulla le sue cerimonie nuziali con Giasone uccidendo delle sue mani i bambini che li collegavano, che lasciano Giasone vivo di fronte al suo dolore, ai suoi dubbi, ai suoi rimorsi. Ella, ritrova la sua virginità ed allo stesso tempo la sua legittimità di principessa colchidiana volandosi sul serbatoio del sole, il suo nonno famoso (*).

Molto più moderno del secondo, molto più breve dei tre cori precedenti, è anche il solo coro ritmico, ed è quello che, paradossalmente, è il più distrutturato, con voci che traducono la pazzia di Medea. Si osserverà che il tema di U Furore è già evocato nel Invitu ed in U Casticu.


(*) Questo testo, presentato tra virgolette, è quello che dice Jean-Claude Acquaviva in occasione dei concerti.


Il risultato - come spesso quando si mescolano le tradizioni mediterranee - è un invito al viaggio. La poesia dei testi di Seneca risuona naturalmente nel lirismo della lingua corsa a polifonia osserva quest'emozione, la amplifica, la precisa e la restituisce con una precisione straordinaria. Inoltre, l'architettura armonica del canto polifonico raggiunge meraviglia a rendere il volume dello spettacolo vivo pout il quale questi testi sono stati composti.

Medea è un capolavoro assoluto. Va notato che questa opera, lungi dall'essere solidificata, è in evoluzione continua. Così, gli spettatori di Seclin o di Parigi nell'ottobre 2006 hanno potuto notare l'introduzione di una campanella all'inizio di U Casticu, o di altri adeguamenti sottili.

 
Per andare più lontano, ci si riferirà alle interviste di Jean-Claude nelle quali dà spiegazioni multiple sulla genesi dell’opera, il modo di lavorare del gruppo, l'importanza di Medea nel percorso di A Filetta, ecc.


medea


jl


L’opera non essendo fissata su divisione, ci occorreva dunque apprenderla interamente in modo orale. La difficoltà era tanto più grande in quanto alcuni cori rappresentano fino a 17 minuti di polifonia. Tutti quest'anni saranno stati necessari per l'apprendistato ma soprattutto per fare maturare questi canti, che, dalla loro durata, chiedono non soltanto una conoscenza perfetta di ciascuna delle sette voci ma soprattutto una concentrazione intensa dell'inizio alla fine dell'opera, essendo sempre presente il rischio "di non tenere la distanza", di perdere le tonalità e con ciò anche, l'attenzione del pubblico.


jean 


Quest'album di Medea attinge la sua fonte nel cuore e nell'anima dei membri di A Filetta, tutto vi è memoria e vita. Trasmissione dalla memoria collettiva di un popolo profondamente ancorato nel nostro Mare nostrum, che ha costruito ciò che siamo: uomini, semplici uomini che provano a vivere interamente ciò che sono. L'amore nei nostri cuori è re, e la nostra vita è fatta per essere condivisa. La mitologia mediterranea, come tutte le mitologie del mondo, è soprattutto quella degli uomini prima di essere quella dei dei e degli eroi.

val

La scelta di una copertina è sempre un momento abbastanza complesso nella concezione e la realizzazione di un album. Si sa generalmente ciò che si vuole "fare passare", ma la questione che si pone spesso è: come? Inoltre, pensate bene che le otto persone che compongono il gruppo A Filetta hanno inevitabilmente gusti molto diversi.

Per Medea, dopo discussioni multiple e l'esplorazione di diversi tracciati, non eravamo convinti dal visualizzatore di cui disponevamo per rappresentare questa storia splendida.

Nei nostri uffici al Carubbu, avevamo un calendario illustrato da fotografie dei balletti di Monte-Carlo con i quali avevamo lavorato nel 2004. C'era una serie di fotografie della ballerina solista Bernice Coppieters, e d'un colpo, ci è apparso come un'evidenza: questa fotografia molto bella di Bernice (fotografia di Yann Coatsallou) poteva veramente rappresentare questa donna.




"Dove va questa Menade coperta di sangue,
dove corre con la testa abbassata l'innamorata selvaggia?"
Quale crimine prepara,
Furiosa e scatenata ?"

 jose


Ogni canto ha la sua difficoltà. I cori di Medea non sono molto tecnici: le voci sono praticamente sempre in parallelo. La sola difficoltà è la loro lunghezza: di quattro minuti per il più breve a diciassette minuti per il più lungo... Restare concentrato tutto questo tempo, non è sempre facile. 


paul 


Dall'inizio dell'avventura al teatro, da Medea avevo soltanto il ricordo dell’infanticidio; dal momento che ci siamo messi al compito, ho cambiato il mio sguardo e le mie sensazioni su questo personaggio. Lo ho trovato commovente. M'ha ispirato una compassione profonda, e finalmente oserei quasi dire che l’ho trovata semplicemente umana. La rabbia ne diventa allora quasi legittima ed l’infanticidio può apparire come un ultimo atto d'amore.

Teniamo in memoria che fin dall'inizio del primo coro, è già seriamente "graffiata" dai protagonisti : Giasone l’ha abbandonata per una più giovane e più bella; ma ciò non basta, occorre ferirla maggiormente, umiliarla, oltragerla:  "da parte sua, la straniera, che parta nella notte, che parta all'avventura come una che si è fatto togliere da un uomo di passaggio."

Nei cori 2 e 3, si sente nascere qualcosa di terribile, terrificante ed inevitabile: nessuna forza al mondo, né incendio né uragano o macchina di guerra, hanno la violenza di una donna abbandonata, hanno il suo ardore ed il suo odio".

max


Esistono alcune similarità tra il percorso di A Filetta e l'epopea degli Argonauti, questi marinai fieri che hanno saputo superare il mare per vivere avventure straordinarie.

Innanzitutto, i viaggi che hanno per ideale il "ritorno da sé": al termine di ogni giro, abbiamo questa necessità indispensabile di ritrovare le nostre fonti, la nostra terra e la nostra famiglia.

In seguito, molte leggende descrivono i pericoli che gli Argonauti hanno superato grazie alle virtù particolari di ciascuno. Non parliamo di virtù per A Filetta ma di timbri, di esperienze, di amicizie o di vissuti, semplicemente, che ci hanno permesso di risolvere alcune difficoltà, ma d'ordine musicale, è vero. C'è infine la ricerca del vello d'oro, che potrebbe trovarsi a "questo posto che sembra così inaccessibile e dove gli uomini hanno ancora qualcosa a dirsi e condividere", questo posto magico che è per me il tempo di un concerto.


jc 


Quando J.Y. Lazennec ci ha proposto di lavorare su una tragedia antica, s’è posto il problema di sapere in quale lingua canteremmo: in francese? Era impensabile per ragioni ovvie di ritmo, legate in particolare all'enfasi.

Avremmo potuto interpretare il testo nella lingua originale, il latino, ma è sembrato preferibile tradurlo in lingua corsa per essere più comodi nell'espressione. Abbiamo dunque scelto di proporre una traduzione diretta del latino al corso per sventare alcune trappole "della traduzione della traduzione", cosa che ci ha permesso di rispettare il ritmo del testo primitivo.
Fu un esercizio appassionante, che richiese tempo e ricerche che ci fanno finalmente produrre un verbo senza perdere nulla dei suoi colori, della sua forza, del suo rilievo. Devo aggiungere che fummo sorpresi dalla modernità del testo di Senèca, poiché i temi abbordati non finiscono più di riguardarci!

 cecce

Sì, realmente. Per il fatto che il formato sia abbastanza particolare, ho realmente fretta di presentare questi cori nella loro integrità. Personalmente, sarà una prima. Sono impaziente e curioso anche di vedere quali saranno le reazioni del pubblico.


Fonte : Corse Matin


Da leggere nel n°83 di Corsica (août 2006), l'articolo di Elisabeth Milleliri "MEDEA made in Balagna".




Article tiré du premier numéro de Balagnews :




La cronaca di "Mondomix" :


Album a parte nella discografia di A Filetta, Medea è la registrazione dei cori di Medea, la tragedia di Seneca. Jean-Yves Lazennec, il regista, aveva fatto appello al settetto vocale A Filetta per l’adattamento firmato da lui nel 1997. Intorno agli amori di Medea e Giasone, questi 7 uomini si appoggiano sulle diverse tradizioni polofoniche del mediterraneo per cantare un libretto tutto in corso.

Concepiti inizialmente come ganga, questi quattro canti di un poco più di 45 minuti portano in sè tutta l’intensità dammatica di quest’opera, ciò che giustifica completamente la loro registrazione qualche anno dopo. 

Squaaly



LIBERATA
 



La colonna sonora del film coprodotto e distribuito per France 3 (CD 2 titoli)
1 – Liberata (piano : Raoul Duflot-Verez), registrato in Parigi
2 - Liberata a cappella, registrato al Carubbu.

SÌ DI MÈ



Sotto riprodotta un'intervista di Jean-Claude Acquaviva con Pierre Worms (RFI musica) all' occasione dell'uscita di Si di mè


25 anni già che A Filetta comunica l'entusiasmo dei suoi canti polifonici corsi attraverso il mondo. Con Sì di mè, il loro nuovo album prodotto dal loro amico Bruno Coulais, col quale avevano registrato la colonna sonora della pellicola Himalaya, si ricollegano ad una musica dove gli strumenti assumono altrettanta importanza che le voci.

Un ritorno alle fonti.

Cosa significa Sì di mè?
 
JC A: La traduzione che mi sembra la più esatta è "tu sei dei miei, dalla mia famiglia". È il senso dell'ospitalità delle Corsi. Abbiamo qui un modo di concepire la relazione all'altra come una relazione di prossimità, di solidarietà, di divisione. Non è il fatto che si abbiano cromosomi particolari, ma in Corsica siamo una piccola comunità. Ci si conosce tutti. È ciò che fa la nostra forza e la nostra debolezza. Siamo tutti dalla tribù di qualcuno. È spesso pesante.

Si di mé si rivolge altrettanto a quelli che cantano con noi sul disco, che a quelli che ascoltano il disco, perché si ha incessantemente questa sensazione di essere fratelli.

La pratica della polifonia è legata allo stabilimento di un legame sociale?

Certo. È forse ciò che spiega la sua forza ed il fatto che abbia trovato una nuova ragione di esistere. Perché occorre realizzare che, fino alla seconda guerra mondiale, questa polifonia era rurale. Oggi, questa società non esiste più e tuttavia questa musica trova una nuova ragion d'essere ed ha trovato una nuova funzione sociale. La paghjella (il canto polifonico per eccellenza), che, 50 anni fa, era il canto dei lavoratori del lavorio, è oggi quello dei licei e delle celebrazioni familiari.

In questo nuovo album, accompagnate i vostri canti da musica. È nuovo per voi?

Abbiamo sempre avuto un doppio repertorio. Un repertorio puramente polifonico, e un altro che si può chiamare, in modo un po' arbitrario, le canzoni. Quest'ultimi dieci anni, abbiamo molto lavorato sul vocale ed oggi, si incide un album che fa intervenire la strumentazione. Ciò non toglie nulla al nostro lavoro e si fanno polifonie da ritmo mentre sono tradizionalmente molto libere. C'è un ritmo interno, quello della parola. Qui, si presenta una polifonia che si stende su una ritmica.

Questa riunione con Bruno Coulais ha realmente fatto evolvere il vostro lavoro?

Diciamo spesso, quando presentiamo le canzoni di Bruno che interpretiamo, che è diventato molto più di un partner. È un grande fratello che ci gradisce servire perché, a lui gradisce fungersi da noi. Ha fatto musiche che gli somigliano.

Ad alcun momento ha voluto fare polifonia corsa ed allo stesso tempo, ha utilizzato la nostra personalità vocale. Ciò ci ha permesso di esplorare nuovi tracciati, in particolare quello che tende a darle notizie ritmiche. Si hanno generalmente ritmi più orientali di quelli della musica "pulsata" occidentale.

Il fatto di avere lavorato grazie a lui con Akhenaton, in occasione della B.O. di « Comme un aimant », ha fatto evolvere il vostro passo?

Fin dall'inizio abbiamo visto legami ovvi col rap,. Poiché, e questo importa nella tradizione orale, non è la musica che si mette sulle parole, sono le parole stesse. Ed il ritmo della nostra musica è quello della parola. È in questo senso che il rap è vicino a noi.

Nel rap, ci si rivolge a qualcuno. E noi cantiamo allo stesso modo. C'è sempre questa specie di suono proiettato dove si prende l'altro a testimone, se lo invita ad ascoltare. C'è anche il fatto che il rappeur difende gli stessi valori che noi, dei valori di giustizia, di solidarietà, d'equità, di divisione. Si ha spesso una stessa visione del mondo secondo la quale tutto è disciplina con l'efficacia economica e finanziaria.
 
Fedeltà alle radici, apertura sul mondo, è A Filetta?

Più di fedeltà alle radici, è avere radici. Dal momento che si ne ha, non si ha bisogno di provare che ci si è fedele. Ciò non ci impedisce di essere aperto sul mondo, di rimettere il nostro canto nella sua matrice. La nostra tradizione è trasformata i canti del Magreb, dei canti berbères, di polifonie in che si trovano in Albania, in Sardegna, in Georgia. Per noi, è importante restare aperto sul mondo. Perché se, ad un momento dato, si dice:  "la tradizione è là, ha tale contorno", diventa oggetto di museo. La tradizione ha sensi soltanto se continua ad essere il riflesso di una Comunità che avanza.

Intervista con Pierre-René Worms RFI Musique riprodotta su
http://kallistea.com/musique/a-filetta.htm

(in corsivo, i commentari di Jean-Claude Acquaviva)
1 – Ne’n Tarra ne’n Celu
Jean-Claude Acquaviva / Jean-Claude Acquaviva – Bruno Coulais

L'apparente leggerezza della musica è smentita dal testo:

"Né su terra, né nei cieli risiedono il mio tempo...
 né su terra, né nei cieli... povera felicità! "

Una canzone sul senso.

2 – Santa R’ghjina  
Jean-Yves Acquaviva / Jean-Claude Acquaviva – Bruno Coulais  
Arrangeur : Bruno Coulais, 2002  

Questo brano, cantato in duetto da Jean-Luc e Paul, evoca la Scala di Santa Reghjina, via che doveva prendere qualsiasi viaggiatore prima dell'apertura della strada all'inizio dello XXe secolo.
Il poeta Jean-Yves Acquaviva traduce qui la rugosità e la bellezza assoluta di quest'ultima porta che fascina l'uomo e lo scava; si inclina dinanzi a questa fine d'eternità sulla quale hanno sfilacciato con rispetto molte stelle.  

3 – Reame Meiu
Jean-Claude Acquaviva / Jean-Claude Acquaviva – Bruno Coulais  
Arrangeur : Bruno Coulais, 1996  

"Per quale ragione oscura, la pazzia degli uomini continua a confondere ricchezza ed opulenza?"

Il mio regno è io, è la mia vita ed è certamente un po'la mia capacità di accettare che la diversità anche mi costruisca."

4 - Affrescu
Marcellu Acquaviva / Jean-Claude Acquaviva – Akhenaton - Bruno Coulais
Arrangeurs : Akhenaton - Bruno Coulais, 1999  
Composto nel 1999 su un testo di Marcellu Acquaviva per Comme un aimant ("Come un magnete"), questo pezzo è qui presentato sotto una forma leggermente diversa. "Dedica la memoria ed il suo ruolo fondatore in questa costruzione perpetua che è l'uomo;" una memoria sotto forma di labirinto suscettibile, se lo desideriamo, di fare di noi esseri felici di continuare ad essere soltanto ciò che sono a condizione di esserla interamente, generosamente e senza complessi!

5 – Trà Noi
Marcellu Acquaviva / Jean-Claude Acquaviva – Bruno Coulais, 2001

Un omaggio reso da Marcellu Acquaviva a Antò Francescu Filippini, poeta corso, morto in esilio a Roma, il cui impegno per la difesa dell’italianità della Corsica gli valse molte sofferenze e lacerazioni quando scoppia la guerra di 39 - 45."
Cantato in solo da José: una prima! Bello contracanto di Jean-Luc.

6 - Dormi
Jean-Claude Acquaviva / Jean-Claude Acquaviva – Bruno Coulais, 1996

Nanna appena rock con Paul in lead vocale!

7 - Tbilissi
Jean-Claude Acquaviva / Jean-Claude Acquaviva – Bruno Coulais, 1997

Questa canzone interpretata da Guram Tamazashvili è un inno d'amore dedicato alla capitale georgiana Tbilissi.

8 - Sì
Jean-Claude Acquaviva / Jean-Claude Acquaviva – Bruno Coulais, 1998

"E certamente la canzone più pazza di quest'album tanto nella scrittura delle voci che in quella del testo. Un canto onirico che personifica il sole e l'acqua e che evoca la solitudine del marinaio in mare dall'alba prima.

E se questa canzone fosse semplicemente quella di Ulysse? "

9 - Tempu
Ghjuvan-Ghjaseppu Franchi / Jean-Claude Acquaviva – Bruno Coulais, 2002

Una canzone splendida cantata in solo da Jean Sicurani sul tempo che passa.

"Accordi dove la sobrietà vocale decide letteralmente con un orchestration allo stesso tempo molto denso, molto ricco e molto pittoresca."

10 – L’Attesa
Marcellu Acquaviva / Jean-Claude Acquaviva – Bruno Coulais, 2001 – Composto per « Scènes de crime »  

"Tutta l'angoscia ed il dubbio sono là, in queste parole."

Marcellu Acquaviva ci dice con forza che è anche nella solitudine e l'attesa che si fondono il sogno e la speranza o più semplicemente ancora la speranza del sogno. "

Un brano di una complessità estrema, principiante con una sequenza cristallina composta da Bruno Coulais. Del grande Jean-Luc.

11 – A L’Altru Mondu
François Vincenti / Dominique Vincenti
Arrangeurs : Jérôme Ciosi - Bruno Coulais

"Occorreva molto pudore, d'intelligenza e di sensibilità per evocare la morte di un bambino senza affondare nell'enfasi.
È ciò che fa qui ammirevolmente François Vincenti: un canto d'amore dei cieli verso la terra; una poesia che commuove grazie alla semplicità ed alla precisione di ogni parola. "

Antone Ciosi dà a questa preghiera la forza della sincerità. La seconda strofa cantata da Jean-Claude individua un'emozione senza simile.

12 - Memorie  
Anton’ Francescu Filippini / Jean-Claude Acquaviva – Bruno Coulais, 2001

Poesia a forma di testamento lasciato dal poeta A. F. Filippini : 

« Di tanta vita, mi resta solo in memoria
una visione impoverita ; di tanti amori
Un nome o due ; e del bambino turbulento
che fui, il ricordo di una ferita »

Un sguardo disincantato sul tempo e la sua fuga ; una visione impressionnata di una grande umiltà che solo l'età sà forse conferire !

Una prestazione vocale ed espressiva fenomenale di Jean-Claude, una perfetta messa in atto  delle voci, un testo di una rara bellezza : uno dei vertici di questo disco che ne conta molti …   

13 – Visioni Care
Anton’ Francescu Filippini / Jean-Claude Acquaviva – Bruno Coulais, 2002

Durante il suo esilio a Roma, attraverso tutti i suoi scritti, il poeta A. F. Filippini ha sempre voluto ricordarsi dalla sua isola, da lui strappata. Il peso terribile della sua propria assenza ha generato i suoi versi i più struggenti. Qui, dicono allo stesso tempo la passione, l'adorazione, l'ammirazione che porta alla sua terra nativa ed il dolore incommensurable di saperla per sempre inaccessibile.

A mio parere, il solo canto disperato di A Filetta. Alla conclusione (O core, inchjoda e to bulelle!), Jean-Claude ha accenti mai intesi. Straziante.

14 - A Dì Ti Di Tù
Jean-Claude Acquaviva / Jean-Claude Acquaviva – Bruno Coulais, 1996  

"Una ragazza ha appena perso il suo padre in circostanze tragiche. La sua madrina, essa stessa handicappata, gli offre queste parole piene di vita e d'entusiasmo. È la storia semplice di questa canzone che hanno comandato l'affezione e l'amore."

15 – L’Aria  
Orlando Forioso / Bruno Coulais, 2001  

Mezzo-soprano d'origine giapponese, Marie Kobayashi mescola la sua voce a quelle di A Filetta su quest'aria di Bruno Coulais, estratta di un'opera per bambini il cui autore è Orlando Forioso. Qui la principessa Marion supplica i compagni di Robin di liberarla del cattivo sceriffo.

16- Chjarura
Marcellu Acquaviva / Jean-Claude Acquaviva - Bruno Coulais, 2002

"Questa canzone non poteva essere che quella della fine, perché rivela orizzonti finora inaspettati. Pur evocando la vanità delle cose della vita, che ricordano in ciò le parole del Ecclesiaste, celebra "eroi partiti seguire il vento".

Ode alla marcia, ode alla vita, in un clima alleviato.

Il clima del disco cambia radicalmente dopo Visioni care, che per me rappresenta il vertice di questo disco, che è una meraviglia da cima a fondo.

Da leggere la recensione del concerto di Evreux in pagina "concerts".

INTANTU

Semplicemente intitulato « Intantu »,  il primo album di A Filetta per la Virgin, pubblicato nel maggio 2002, rappresenta ciò che è il gruppo ad un momento dato della sua storia: "Abbiamo sempre fatto dischi a tema:" nel 1992 un disco di canti incoronati, nel 1995 un disco di canzoni, nel 1997 un disco dedicato ai canti della passione. Questo disco corrisponde a ciò che siamo: un gruppo venuto dalla tradizione, che si è arricchito in funzione dagli incontri che ha fatto"

Intantu presenta dunque estratti di Médée, creato nel 1997, una paghjella, una monodia, un canto georgiano, riprese e creazioni. Alcuni estratti delle musiche composte per il gruppo da Bruno Coulais, e per concludere Sumiglia, come in ogni concerto.

Il migliore disco per chi vorrebbe avere una descrizione dei concerti del gruppo.


1 - U  Casticu

Brano dal coro III di "Medea" di Seneca. Evoca la punizione atroce di quest'audaci che avevano sfidato al mare ("e quello che fu all'origine di tutto, che ambiva tanto al vello d'oro, fu messo a bollire in un calderone... ")

2 – Paghjella
Canto tradizionale a quattro voci che evoca il poeta Corso Pampasgiolu.

3 – L’Arditezza  
Brano dal coro II di “Medea”. Evoca l'audacia degli Argonauti, questi marinai presuntuosi che pensavano di potere "abolire l'altrove".. .

4 - Makharia  
Canto georgiano cantato tutto in ritenuta.

5 – Paghjella di l’Impiccati  
Composta da Ghjuvan-Teramu Rocchi e Jean-Claude Acquaviva, questa paghjella - già presenta su Una Tarra Ci Hè (del resto è interessante comparare le due versioni) - riferisce la repressione che si abbatté sul Niolu dopo la sconfitta di Ponte Novu: le truppe francesi si sono consegnate ad un massacro. La più giovane vittima, Marcu Maria, non aveva neppure quindici anni...

6 – A Canzone di a Malata  

Una rarità nel repertorio di A Filetta: una monodia raccolta nella valle del Marsulinu, cantata qui da Jean-Luc Geronimi che evoca il dolore dinanzi alla sofferenza di una giovane donna malata.

7– Cose viste
Testo satirico di Anton Francescu Filippini che porta uno sguardo beffardo sull'evoluzione dei costumi ("ho visto vestire cani e spogliarsi giovani donne")

8 – U Sipolcru  
Già presente in Passione, questo canto della passione evoca la messa al Sepulcro del Cristo.

9 – Trà i Debbii Maio’
Versione a cappella della composizione di Marcellu Acquaviva e Bruno Coulais per il "Don Giovanni" di Jacques Weber

10 – E Loche  
Altro brano del Don Giovanni

11 – Kyrie  
Créazione del gruppo: un piccolo gioiello di concisione, una messa in atto al millimetro.

12 – L’Anniversariu di Minetta  
Ripresa splendida dal brano di Tavagna: "Per la tua memoria e la sua luce cara al mio cuore, voglio vivere intensamente ogni momento conceduto e viverlo per te".

Versione incaricata d'emozione.

13 – Sub Tuum
Creazione recente su un testo liturgico.

14 – Caracolu di Brame
Terzo brano di Don Giovanni.

15 – Sumiglia  
Brano emblematico del gruppo, che chiude ogni concerto da una quindicina di anni, questo canto creato nel 1988 è "un omaggio reso a quello che fino al suo ultimo soffio s'è identificato a questa terra che ci ha generati; è un inno all'altruismo, al dono di sé.

PASSIONE 

(Molto bene) registrato nel 1997 alla Cattedrale San Giovanni-Battista di Calvi ed al Convento di Corbara, questo disco è interamente dedicato ai canti della Passione.

Jean-Luc Geronimi si è recentemente aggiunto al gruppo. Quest'arrivo non è certamente straniero al nuovo suono del gruppo.

Si ritrovano qui tutti i cantanti di Ab Eternu più Pierre Bertoni, e i violoncellisti Paul-Antoine de Rocca-Serra ed Anne-Lise Herrera come pure Jean-Michel Giannelli all'organo. 

  

1 – U Sipolcru

Creazione di Jean-Claude spesso ripresa in concerto. Su una bassa continua si spiega il canto di Jean-Claude. Intensa tensione drammatica per questo primo canto che finisce in un soffio su  « è mi n’avvegu… » 


2 – L’Orme Sanguine
Chant del Via Crucis di Ruglianu su un testo del Settecento. Si osserverà che alcuni passaggi evocano il Diu Vi Salvi Regina.

3 – U Lamentu di Maria

Riprisa di questa creazione splendida già intesa in Una Tarra Ci Hè


4 – Dies Irae

Organo et violoncelli introducono questo canto della messa dei Defunti su una musica da JM Giannelli. Una curiosità nel repertorio di A Filetta.


5 – U Lamentu di Ghjesù

Reprisa di grande intensità di questa creazione splendida création. Ad osservare la trasposizione in un registro molto più alto del canto del solista (Jean-Claude). 


6 - Ghmerto

Uno  dei brani i più emblematici di A Filetta, questo canto georgiano è spesso cantato in concerto. Una costruzione in spirale, un miscuglio di morbidezza e di potenza.


7 – A Sintenza

Creazione
di Jean-Claude, di grande intensità drammatica. Occorre vederlo in concerto, il suo viso smorfiante esprimando tutta la sofferenza "di quello che soffre in silenzio".

Jean-Luc in terza.


8 – U Dubbitu
Creazione di  Marcellu Acquaviva-Franceschini / Jean-Claude Acquaviva.
Si ritrova l'ambiente musicale
di Una Tarra Ci Hè.


9 – A l’Alivetu

Creazione di Jean-Claude. Un longo gemito di una intensa tensione drammatica. Uno dei vertici di questo disco.


10 – Lamentazione di Jeremiae

Arrangiamenti di A Filetta delle lamentazioni cantati all'occasione della Messa della Tenebre della Settimana Santa di Calvi


11 – Tecco

Arrangiamenti di A Filetta 


12 – Alleluia

Jean-Claude Acquaviva / Jean-Michel Giannelli



Da segnalare anche nel 1997, una curiosità: la partecipazione di A Filetta al disco dedicato alle orchestrazioni nuovi di Maurizio Ravel su canti tradizionali corsi, con Anna Rocchi, Gigi Casabianca, François-Philippe Barbalosi e Graziella Venturi. Paul e Maxime in solo ciascuno su due brani.


Grazie a Jean-Mathieu Canniccioni per avermi fatto scoprire questo disco.

UNA TARRA CI HE
 (1994)

Il primo capolavoro di A Filetta è, nella sua parte principale, un disco di canzoni con strumenti. Presenta anche alcune polifonie. Si trovano qui tutti i cantanti di Ab Eternu ai quali si è aggiunto Pierre Bertoni.

 



1 – E’ Puru Simu Quì
Apertura del disco con un quasi-inno. Molto dinamico.


2 – Una Tarra Ci Hè
Ancora una composozione di Jean-Claude, belle sonorità di ghitarra.


3 – A Paghjella di l’Impiccati

Una paghjella di creazione che riferisce un episodio della "pacificazione" del Niolo dalle truppe francesi dopo la sconfitta di Ponte Novo. Una grande emozione emerge da questo canto. A comparare allo "Impiccati "(con strumenti) su O Vita...


4 – Trè
Ambiente medievale per questa composizione di Jean-Claude : « erano tre : un vecchio monaco, un ombra e un rè ».


5 – Malanni

Su un testo scritto da Ghjacumu Fusina, un lamento moderne riferendo alla vita di un disoccupato.


6 – Sò l’Omu

Testo di Marcellu Acquaviva, musica di Jean-Claude.


7 – Fiure

Testo di Marcellu Acquaviva, musica di Jean-Claude.
Ballata di grande morbidezza cantata da Jean-Claude.

8 – A Muntagnera
Testo di Marcellu Acquaviva, musica di Jean-Claude.
La vita dei pastori attraverso gli episodi della transumanza dal Falasorma verso il Niolo. Passando per il passo di Caprunale, ben noto degli escursionisti, dove si poteva salire in carozza alla fine del ottocento, la fontana del Tasso, il riposo a Mirindatoghja....

9 – A l’Acula di Cintu
Questa creazione di Jean-Claude è un altra evocazione del Niolo.

10 – U Lamentu di Maria
Una delle più belle creazioni polifoniche di quest'epoca.
Bellissimi, i silenzi ...

11 – Da Grande
Canzone molto graziosa sul tema dell'immaginario infantile.

12 – L’Ombra Murtulaghju
Marcellu Acquaviva /Jean-Claude Acquaviva
"Furioso s’è fatto il vento d'inverno... Nei campi è passata un'ombra "

13 – Eo Sai
Balata piena d'amore composta da Jean-Claude Acquaviva"  

A mio parere il primo disco di A Filetta interamente riuscito, che si prende piacere da riascoltare.


AB ETERNU


Inciso nel gennaio nell'Oratoire Saint-Antoine de Calvi, Ab Eternu à quasi interamente dedicato a canti liturgici (messa dei defunti, settimana santa) ad eccezione di Sumiglia, composto alla memoria di Ghjuvan Battista Acquaviva.
Partecipano a questo disco Jean-Claude, Jean, Paul, José e Maxime come pure Jean Antonelli, François Croce e Jean-Marc Pellegri, tutti alternativamente siconda e bassu.

Il colore sonoro di questo disco è dunque molto diverso da quello d'oggi. Inoltre, le voci sono più fuse tra esse, difficili da identificare.  


  


1 - Miserere

Canto liturgico di Corbara, cantato molto classicamente, su un tempo lento.

2 – Tantum Ergo
Molto bella creazione composta da Jean-Claude. Là ancora un ritmo lento, con questi passaggi "aerei" che sono la grande particolarità del canto di A Filetta.

3 – Agnus Dei
Brano della messa di Olmi-Cappella, con gravi molto profondi.

4 – U Versu di Paulellu
Creazione molto breve di Jean-Claude su un testo tradizionale.

5 – Requiem

Creazione di Jean-Claude su un testo tradizionale.

6 – Tecco

Un estratto della Settimana santa di Calvi cantato dai confrati in occasione delle processioni del Venerdì Santo, dominato dalla bella voce di Jean.

7 – E Lode di u Sepolcru

Brano della Settimana Santa di Tagliu Isulacciu, già cantato da E Voce di U Cumune e da I Muvrini e Tavagna. A volte cantato in concerto da A Filetta, in particolare nel balletto in Memoriam. A ciascuno di comparare le versioni!

8 – Sanctus
Creazione di Jean-Claude su un testo tradizionale.

9 – U Lamentu di Ghjesu
Creazione di GD Marcotorchino, Toni Casalonga, Nando Acquaviva e Roccu Mambrini.
Creato nel 1982 in occasione della Passione di Calenzana e già inciso in A u Visu di tanti. Uno dei brani del repertorio di A Filetta che commuovono di più l'ascoltatore, che si troverà ancora in Passione.
La presente versione è più raccolta, meno drammatica e più lenta di quella di Passione.

10 – Te Deum

Canto liturgico di Calvi
 
11 – Presso il Legno

Brano della Settimana santa di Calvi.

12 – Agnus Dei di i Defunti
Creazione di Jean-Claude sul testo della messa dei defunti.

13 – Libera Me
Brano della Messa dei defunti di Balagna dominato dalle voci bassi.

14 – Stabat Mater
Splendido canto liturgico cantato a Calenzana durante la Settimana Santa.

15 – Paghjella d’Ascu

Paghjella tradizionale secondo il "verso" di Asco.

16 – Sumiglia
Brano emblematico del gruppo, che chiude ciascuno dei loro concerti da una buona quindicina di anni, è un canto composto nel 1988 alla memoria di Ghjuvan Battista Acquaviva. "Omaggio reso a quello che fino al suo ultimo soffio si è identificato a questa terra che ci ha generati; è un inno all'altruismo, al dono di sé "

In conclusione, un disco molto bello, forse un po'monocorde, con alcune pepite come U Lamentu di Ghjesù e Sumiglia. Si esprimono già le qualità immense di scrittura di Jean-Claude, in particolare nell'Agnus Dei di i Defunti e Tantum Ergo. Il migliore resta tuttavia da venire...

A’ U VISU DI TANTI
(1989)

1 – Salutaris Hostia
Tradizionale di Moncale (U Mucale), vicino a Calenzana.

2 – Violetta
A Filetta dà qui la sua interpretazione di questo "classico" della polifonia, cantato in particolare da Voce di Corsica e dal Coro di Sartène.

3 – U Ballu di Larenzu
Creazione di Jean Antonelli

4 – Requiem
Tradizionale di Rusiu.

5 – Kyrie
Tradizionale d'Asco.

6 – Anima
Creazione di Marcellu e Jean-Claude Acquaviva.

7 – U Lamentu di Ghjesù

Creazione di GD Marcotorchino, Toni Casalonga, Nando Acquaviva et Roccu Mambrini, creato nel 1982 in occasione della passione di Calenzana. Si troverà ancora in Ab Eternu e Passione.

8 – A Muresca
Tradizionale.

9 – A’ u Vechju Pueta
Tradizionale.

10 – Paghjella
Tradizionale.

11 – Pueta
Creazione di Jean-Claude su un testo di Rinatu Coti.

12 – Suda Sangue
Tradizionale di Calvi .

13 – A’ Vende Hè
Composizione di Jean-Claude.

14 – Dio Vi Salvi Regina
La versione di A Filetta dell’inno corso.

IN L'ABBRIU DI E STAGIONI
(1987)

(*)

Anima

Di l'aghje
"Al di là di queste aree diffuse dalle pianure fino alle montagne, oltre a questi spazi dove batteva, precedentemente, il cuore di una società rurale, c'è il simbolo di una volontà nuova, di un giorno nuovo dove un certo senso del comune si sveglierà in noi."

La violetta

Ma di ciò che tu voli
Oggi i momenti di riflessione e di misura sono rari; soli tuttavia, essi permettono di percepire il peso reale delle cose semplici della vita, di ricordare il prezzo inestimabile dei valori umani di perdono e di pace... Il testo si vuole allora sperenza.

Mare eternu
Il mare, dall'immensità della sua dimensione, dal mistero dei suoi abissi, è stato e rimane per l'uomo una fonte di fascino. Queste righe gli sono dedicate, a lui ed a tutti quelli, marinai o altri figli della realtà o della leggenda, che perirono sotto le sue sommosse.

Oggi (Occi)
Qualche case scolpite dal tempo, qualchi alberi curvati dal vento... È tutto ciò che rimane di un villaggio ammortizzato nell'oscurità della storia. In queste tenebre, in cui tuttavia il mormorio di un cuore smarrito viene ad ogni crepuscolo ad urtare il nostro presente e combattere l'oblio.

Pé 'ssu dumane
Perseguire il sogno di una Nazione non è il diritto e forse il dovere di qualunque uome innamorato di dignità ?

Pueta

Sintenza par té
Occorrerà vedere ancora a lungo uomini mescolarsi alla morte per capire che i loro atti sono soltanto gli effetti di cause profonde che hanno per nome l'ingiustizia o l'incomprensione?

U mulatteru

SONNII ZITILLINI
(1988 ?)


A canzona di a vita chi va
Cum'e tutti i zitelli
L'imbasciadori
Maestru parlami in corsu
O ghitarra meia
Passanu i mesi
Sonnii zitillini
Sta notte he natale
U ventu
Un acillucciu
Voca vuchina


CUN TÈ
(1984)





Aghju coltu

È vano raccogliere negli slanci della Storia, i fiori di un futuro pieno di fede e di speranza, anche se si rimane a volte incompreso?


Criaturella
Questo canto è destinato ai nostri figli, che costruiranno, se gli sappiamo comunicare il desiderio, un mondo di dignità e d'amore su questa terra che è la loro.


Cumpagnu

Canzone dedicata a Jean Antonelli, un tempo imprigionato.
"Il compagno imprigionato testimonia la permanenza della ricerca d'identità e di speranza."


Cun tè

Grandi poeti, come Aragon, hanno magnificato la donna. Al nostro modo più umile, vogliamo tentare qui di rendere omaggio a tutte le donne che combattono per la libertà ed in misura maggiore a tutte quelle che, da bersaglio all'oppressione ed alla morte, continuano a simbolizzare la forza della vita.


I mufrini

Dieci anni fà, i bambini di un piccolo villaggio di montagna, Loreto di Casinca, cantavano la loro fede attraverso la Corsica. Siamo di questo paese, vogliamo crescervi, apprendervi e
vivervi. Il loro invito allargato a tutti i bambini del mondo rimane più che mai attuale.


I pescadori è u mare
Lontano dagli clichés idilliaci di una Corsica litorale, soltanto dedicata al "tutto turistico" ed alle barcarolle sdolcinate, esiste un'altra Corsica, più vera, meno paradisiaca: è quella di un popolo intero, è quella dei pescatori condannati a sopravvivere in una società sempre più spersonalizzata.

Questo canto, ispirato da un testo di Pablo Neruda su questo tema, è anche per noi una prova d'apertura sul Mediterraneo.

U mare è u fiume

Come il ruscello di questa favola, che si getta nel mare... il nostro popolo, come molti altri popoli, porta dalla notte dei tempi, il suo contributo originale all'universale.

U ventu scemu è a vechja serena

Una sera di dicembre a Bastia. Fa molto freddo. Il vento, nostro Libecciu, peggiora la temperatura!
In una via della vecchia città, una povera vecchiarella, uscita per fare la spesa, ritorna a casa. Il vento soffia in tempesta. Curvata in avanti, avanza penosamente... ed il dramma arriva. È gettata a terra, le sue provviste diffuse, la sua bella acconciatura demolita. È ferita alla testa. Il poeta interviene immediatamente. Solleva la vecchia donna e la conduce a casa. Resta con essa a lungo! Durante questo stesso tempo il vento scantenato soffia sempre più forte. Sembra attendere la sua preda... La vecchia, che ha ripresa i suoi spiriti, sfidando il suo nemico, si firma continuamente!!

Versu di u vignaghjolu

Vogliu


O VITA
(1982)


(*)



A megliu sta
Approfittare delle cose essenziali che la vita ci porta ogni giorno, e così restare interamente sé stesso, è il tema di questa canzone, prova supplementare della necessità per l'individuo "di essere" per fiorire e vivere.

L'impiccati

I popoli hanno memoria. Il popolo corso come gli altri. In 1774, la tragedia si lega nel Niolo. Le truppe del re di Francia arrestano e torturano patrioti, fra cui un adolescente di 15 anni. Questo momento penoso della nostra storia non lascia qui nessuno indifferente, benché due secoli siano passati.

L'orida bestia
"L'orrida bestia", è il fascismo e la sua processione di privazioni e di sangue... il fascismo che, purtroppo oggi come ieri, rimane, al di là di oceani e frontiere, la vergogna della coscienza universale.

Mandulina

O Dume' o Muame'
Perché abbiamo con forza la certezza di vedere un giorno tutti i lavoratori uniti nella lotta per il riconoscimento dei loro diritti.

O terra

Quest'inno alla nostra terra, quella delle alte montagne coronate di neve, porta in lui tutto l'amore di un popolo che rifiuta un'agonia programmata, e che attinge nella Storia la forza di costruire il suo futuro.


O vita, o vita
Quando una catastrofe surviene, un cattivo anno o una morte naturale, la vita riprende sempre i suoi diritti con forza. Questo canto, espressione della rinascita della Corsica e del suo popolo, è un vero inno alla vita.


Paghjella
Questa "paghjella" si cantava nelle valli di Castagniccia sotto l'occupazione italiana. Ci indica lo stato d'animo di resistenza del nostro popolo, ad un'epoca in cui il fascismo trionfava.


Ti chjami

È con la poesia che gli individui, i popoli e le nazioni hanno sempre potuto, anche ai momenti più neri della loro esistenza, trovare ragioni di sperare in giorno migliori.


U negru fiume

La presa di coscienza è luminosa soltanto nei libri.

In realtà, è un avanzamento difficile, titubante. I fatti di resistenza riportati dalla Storia di rado somigliano a quel che sono al quotidiano. Stando ad altezza d'uomo, ne sono meno ammirevoli?


Vai puru

In preda al dubbio ed allo scoraggiamento, l'uomo dimentica che la strada verso un po' più di felicità è, molto spesso, più vicina e più semplice di quanto vi sembrava.


MACHJA N'AVEMU UN' ANTRA
(1981)

(*)



A u vechju pueta
La polifonia è l'appoggio della tradizione cantata in Corsica. Questa, su un'aria tradizionale, è un omaggio ai poeti detentori di una ricchezza inestimabile ed agli interpreti della Corsica profonda.


A'a riscossa

La repressione ha condotto molti patrioti corsi in galera. Questo canto è un appello alla solidarietà popolare, solo garante della vittoria per domani.


Euskadi

Questo canto è un'apertura sul mondo attuale. Altrove che in Corsica, in Irlanda, in Sudamerica... altri popoli sono oppressi e soffrono di perdere la loro identità e la loro libertà: quest'ultimo è dedicato al popolo basco.

Farandula
Questo canto tradizionale ci invita a ballare al suono dei violini ed altre chitarre e banjo. È l'espressione stessa della festa popolare che si incontrava in Corsica secondo fiere e feste di villaggio. È anche per noi un grido di gioia e di speranza perché la Corsica di domani trovi il "senso della festa" che è purtroppo sul punto di perdere.


Induvinella
Questa canzone ci fa vivere l'avventura di un piccolo bambino corso che, di ritorno nel suo villaggio, scopre giorno dopo giorno un tesoro che gli era stato nascosto: la lingua corsa.

L'acillucciu
Il bambino, spesso più sensibile alle cose della natura, si lascia cullare con il canto di un uccello. E questo canto lo trasporta in un altro mondo in cui il dispetto ed il profitto sono assenti.

Machje

Questa poesia è tutto uno simbolo. Infatti, mentre la nostra macchia brucia ogni anno un po'più, tutto sommato ne possediamo un altro che sarà molto più difficile da bruciare: è la nostra cultura, il nostro desiderio di essere corso, che ci permetterà un giorno di trovare la nostra dignità.

Ste mane qui

Ovunque nel mondo, milioni di uomini e di donne sono sfruttati. È per tutti i lavoratori, con la speranza che un giorno troveranno la loro libertà e la loro dignità, che abbiamo fatto questa canzone.

Terra brusgiata

Ogni estate, migliaia di ettari in Corsica sono la preda delle fiamme. Questo canto è il grido di questa terra corsa che dopo avere tanto dato, rifiuta di lasciarsi morire.


U pagliaghju d'Ostriconi

Oggi come ieri, il canto si afferra dell'evento. Vicino alla spiaggia di Ostriconi, località meravigliosa in riva di mare, le finanze internazionali, con l'espropriazione delle terre in previsione della costruzione di un complesso turistico, tolgono ad un pastore corso la possibilità di guadagnare la sua vita: lo scacciano, la sua capanna è distrutta... Ma giovanni amici del pastore ritornano sui luoghi e ricostruiscono la sua capanna.


Vogliu esse

Questo canto è allo stesso tempo grido di speranza e dichiarazione di tutto uno popolo, che, rifiutando l'alienazione nella quale si trova, desidera trovare la libertà così costosa ai suoi antenati.

 

(*) Un grande grazie a Gerda-Marie Kühn per queste copertine e per i testi!



LE VIDEO

Due video su A Filetta :


- A Filetta en concert à Ottawa in 1995 (VHS Olivi)

    



Eccellente documente filmato di un concerto del giro "Una tarra ci hè" di 1995.
Purtroppo non è più disponibile


A Filetta voix corses


Documentario di Don Kent, con un'intervista con Franck Tenaille.

Semplicemente indispensabile.







Un piccolo brano :




A Filetta

La page officielle d'A Filetta :

http://www.myspace.com/afiletta

Le site officiel d'A Filetta :

www.afiletta.com


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