
E poi, la voce stupenda di Jean-Claude, talvolta carezzante, talvolta aspra, il suo viso deformato dalla passione, sono affascinanti. Ciò che fà anche la magia di A Filetta, è la communione spirituale, emozionale e fisica che unisce i cantanti e che emana di loro.
"Avevo visto sopra un
opusculo che A Filetta si esibiva nella chiesa delle Billettes in
Parigi. Alle 17, ero in fila per entrare nella chiesa. La maggior parte
delle personne chi attendevano non erano corsi. Lo si sentiva e si
vedeva. Dopo qualchi diecina di minute, tutti i posti furono occupati.
I luci si spensero.
E incominciò allora "LA MAGIA A FILETTA..."
Non mi ricordo più i titoli dei canti. Non so altro che la presenza di
quest'emozione chi mentre un'ora e mezzo m'ha strinto. Che non si
sbaglia: la Corsica c'era solo per una parte.
Ciò che ha invaso questo luogo sacro, era veramente una dolce bellezza,
spesso malinconica ma sempre sperante. Le poche parole destinate a
presentare i canti non avevano quello verso aggiunto e artificiale
che avrebbero potuto avere. Il capo del gruppo parlava a noi come a
fratelli, come a sorelle, esprimando quello che c'è di grande nell'
anima
insulare. Niente violenza, niente folklore, ma la certezza di un
destino spesso doloroso ma pieno di promesse.
Mai avevo sentito tali armonie; mai avevo inteso a che punto la
sobrietà può essere portatore del divino. Il gruppo ritornò due volte
tanto fù
grande e spontaneo l'entusiasmo degli ascoltatori. Non ho osato andare
per congratulare o piuttosto per ringraziare i cantanti dopo lo
spettacolo. Più ancora che la gioia, m'avevano confortato nell'idea
che, anche quando tutto sembra difficile, c'è ancora da sperare. Per
tutto ciò, per tutti quelli e quelle chi applaudivano, con lacrime
negli occhi, per questa cultura senza frontiera, senza odio e piena di
fratellanza...
Arrivano
in fila, vestiti di colori scuri, Jean, Jean-Claude e Jean-Luc in
camicia, Paul, José e Max in pullover. Si installano
in semicerchio, di
fronte al pubblico, da sinistra a destra Max, José, Jean, Jean-Claude,
Jean-Luc
e Paul. Jean-Claude dà la nota, ed il primo canto (generalmente
Makharia) sorge.
E si è immediatamente affascinati dal fervore dei cantanti e dalla
bellezza
delle voci: voce allo stesso tempo dolce, nasale e rauca di
Jean-Claude,
voce profonda ed agile di Max, voce dolce e virile di José, voce densa
e piena
di Jean, voce pastorale di Jean-Luc, voce di miele, calda e avvolgente,
di Paul.
Nei canti più drammatici, il volto di Jean-Claude è abitato dalla
passione. Si
trattiene il proprio respiro per concentrarsi sull'ascolto. E 'molto di
più che
il suono che si considera, è l'umanità, la loro e la nostra, la gioia
di appartenere
alla stessa comunità: "si
di
mè" tu sei dei miei. Quando il canto si ferma, è allo stesso tempo una
liberazione del respiro ritenuto ed una frustrazione che il brano sia
finito.
Non ci sono parole per esprimere ciò che sentiamo, bisogno viverlo per
capire.
Il
mio sbarco in Corsica risale al 1983 e, allora, è certo che non c'ero
andato spinto dall’attrazione per la musica locale, ma solo perché in
quest'isola mare e montagna sono a due passi l’una dell'altra.
Entusiasmato dalle
meraviglie naturali prodigate dalla montagna insulare, vi sono tornato
ogni
anno da allora, ma, all'inizio, senza immaginare un momento che la
Corsica possa
ospitare un arte musicale particolare.
Fù
dunque soltanto nel 1988 che questa rivelazione si svolto’, tramite
un'iniziazione
alla paghjella nella montagna corsa, da un gruppo di cantanti ajaccini
(vedi descrizione
di questa iniziazione nel mio sito web qui),
che mi indicò allora A Filetta
come uno dei principali gruppi della regione.
Fù
il tempo di "Machja
n'Avemu Un'Antra" e di A'u Visu di Tanti
"che davano ritmo alle nostre vacanze in Corsica con le loro arie
tradizionali di paghjelle e lamenti (Lamentu di Ghjesu)
ed i loro pezzi “stile
trovatore” (Terra
Brusgiata).
Poi
venne il momento della scoperta visiva dei loro spettacoli (vedere
Jean-Claude in concerto è sempre un grande momento): il primo a
l’Haÿ-les-Roses,
in regione parigina, dove vivevamo allora, nel 1992 la produzione di Ab Eternu
dove scoprii questo sublime brano, "Sumiglia",
quindi altri, più
tardi, quando eravamo avvertiti (di rado, tanto questo gruppo è poco
pubblicizzato!) per il loro passaggio in Ile-de-France (Palais Royal,
Saint-Denis,…).
Dopo
questa data, ciascuno dei loro nuovi dischi fu un successo, con una
menzione speciale per il loro incontro con Bruno Coulais che fu per me
una benedizione:
le polifonie particolari, tanto praticate a capella che accompagnate
con
strumenti, uscite di questa riunione hanno fatto di questo gruppo il
più
creativo, il più originale e il più commuovente
di tutti i gruppi e cantanti corsi, con una capacità senza
pari per
produrre creazioni meravigliose d'innovazione e d'apertura, pur
mantenendo un
legame molto forte con le radici ancestrali della polifonia insulare.
Ed ecco
come un "pinzuto" qualsiasi, ignorante della musica e all’inizio non
melomane, è
diventato in pochi anni un ammiratore incondizionale della polifonia
corsa,
interpretata, arricchita e sublimata da A Filetta!
Non
mi ero mai interessata alla musica. Libri, film e viaggi in Corsica mi
bastavano per essere felice. E quindi ho visto in Germania su Arte la
pellicola
"A Filetta - voce di Corsica" e sono rimasta entusiasmata. In questa
musica, ho ritrovato esattamente le mie sentimenti per l'isola di
Corsica. La
mia famiglia m’ha rigalato qualche CDs ed ho iniziato ad ascoltarli
ogni
giorno. Mi piaciono le voci del gruppo e la molteplicità dei loro
canti.
Ascoltare
la musica di A Filetta attentamente suscita sensazioni molto forti;
apre il
cuore. Ma spiegare l'effetto sarebbe come ridurre uno splendido sorgere
di sole alle sue qualità fisiche.
Ho
provato di tradurre le parole ed ho cercato informazioni sul gruppo, e
sono molto felice di avere trovato "L’Invitu" e Jean-Claude.
Il mio primo
incontro personale in concerto con A Filetta ebbe finalmente luogo
durante i “18es
Rencontres de Chants polyphoniques” a Calvi. Purtroppo, c'era troppo
poco A
Filetta per me (arrivata soltanto il giovedì, ho mancato "Medea"!),
ma è stato un evento indimenticabile.
Spero
di rivedere il gruppo nel 2007 in Germania, mi farebbe molto
piacere.
Per
quale mistero persone di origini, di cultura o di orizzonti cosi
diversi
sono tutte così profondamente commosse dal canto di A Filetta?
C'è,
certamente, la bellezza delle voci. Ma altri voci molto belle
possono
lasciare di marmo gli ascoltatori che siamo. C'è il modo di cantare; il
primo aggetivo che viene in mente, è la dolcezza, la
meditazione,
il senso
delle sfumature. Anche nei passaggi “forte”, i cantanti non danno mai
l'impressione di forzare la loro voce o di ricercare una prestazione.
"Dire teneramente cose potenti e
fortemente cose tenere", questa è la lezione data dalle voci georgiane.
Ed
è vero che tutti gli altri gruppi corsi, anche quelli di Balagna che
sono molto
vicini, non lasciano quest'impressione.
C'è
la personalità e la forza
dell'interpretazione eccezionali di Jean-Claude Acquaviva, che vive
intensamente tutto ciò che canta.
C'è
ancora il modo in cui le voci si condividono lo spazio, si mescolano o
si distinguono.
C'è la forza delle melodie e delle armonie dei canti di
creazione, ma anche quando cantano dei canti tradizionali, si considera
una differenza.
Il segreto di A Filetta è forse il suo modo di essere fusionale, è il
fatto
che questo gruppo costituisce un corpo nel quale ogni cantante è attore
del suo
ruolo ma anche di una parte del ruolo degli altri, dove ciascuno si
abbandona al
collettivo pur conservando la propria personalità.
Ciò che caratterizza più il
A Filetta, è probabilmente la sua capacità di trasmettere qualcosa di
forte.
Non
si sorge indenne da un concerto di A Filetta, si è rafforzato dalla
empatia
che questo gruppo sa creare col pubblico, un senso di comunione, di
generosità,
di condivisione che trasmette.
Sì, questo canto apre il cuore.

Ritorno a Calvi dell'oriflamme
"A Filetta Montrouge"
(Festival Chorus 2005)
Un « filu » di a filetta…
A FilettaA
Filetta
chì ti aspetta
corpu interu
in pulifunia
chjama è carezza
rispondenu à u mondu
sin’à l’orizonti
in meludia
chì ti guidà
à a filetta (corsa)
è pè
mai ùn ti
scurdà
di a filetta…
Gerda-Marie Kühn
Francamente,
ho esitato un momento, pensando che non mi credereste, così
tanto è incredibile, ma quel momento di dubbio ha avuto breve
durata dinanzi al fatto completamente avverato che nulla
è impossibile, nulla è inconcepibile agli adoratori della sublime
felce :
tutto può essere in modo pazzesco improbabile e graniticamente reale!!!!
Piccolo ritorno dietro nel 2006!
Il
rumore gonfia da qualche tempio come quello che si è svolto un giorno
su
un eventuale concerto forse possibile di A FILETTA su Orion, asterisco
premonitorio
appeso al programma (gli iniziati comprenderanno) e si estinsero
brutalmente,
quasi in modo anonimo. Tuttavia, questo nuovo mormorio annunciando il
concerto
su Andromede, lo girato e tornato nella mia testa, sento che non debbo
prenderlo
alla leggera.
La
durata del viaggio comanda una totale assunzione dei rischi: benché
situata
nel nostro gruppo locale, ci sono tra Andromède e la Via Lattea in cui
la
nostra Terra si nicchia, ci sono, al dire dal telescopio Hubble, quasi
2,9 milioni
di anni-luce (890.000 parsecs), cioè circa 27 miliardi di miliardi di
chilometri. E’ vertiginoso!
Dal momento che il mio carro si sta muovendo a 500.000 km/ora, è almeno
pari a 12 miliardi di anni della mia vita, andare e tornare, di cui si
tratta.
Nulla a che fare con i salti di pulce consueti di un fan un po'matto
(seguite il mio sguardo)!
Ma quando si ama, non si conta!!!
E poi, in memoria dell'uomo della mia vita di prima, fan di SF, matto
del
libro "La Nebulosa di Andromeda", devo fare il percorso verso questa
galassia
della pace e della tolleranza per vederli ed sentirli cantare in questo
luogo
del futuro radiante descritto da Ivan EFREMOV.
È
forse un segno: quest'anno, sul pianeta Terra, Natale ed Aïd sfiorano
per
la prima volta da moltissimo tempo, non siamo in grado di sognare
meglio che Andromeda
per un incontro di condivisione e di speranza.
Sento,
lo so, che c'è una necessità imperiosa di fare il viaggio, il così
lungo viaggio verso la felicità. È deciso, me ne vado! Non posso, non
devrebbe, sotto
pretesti inconsistenti, rinunciare a quest'appuntamento tuttavia ancora
ipotetico su Andromeda! È come una missione!
In primo luogo, alcune fotografie, per prove del mio giro intergalattico:
La
prima, è il manifesto, visto in fretta lasciando la Via Lattea,
impiccato
ad un oggetto celeste in gravitazione irregolare: ma quale mosca ha
dunque punto l'organizzatore del concerto per
dimenticare di attaccarne da noi? Si chiama una prova d'amore: non ti
dico
nulla, e se tu m’ami, potrai trovare infine! E tutti sapete che quello
funziona!

A
sinistra, la Nebulosa è ancora a 580 parsec del mio astronef che perde
colpi ma
tuttavia valoroso. Ora so che cosa significa “avere la testa nelle
stelle!”
A
destra, ci sono soltanto 3 parsec ad attraversare per raggiungere lo
spazio di concerto che si svolge proprio lì (seguire la freccia!).

Penetro
nel cuore del bello, è indescrivibile, con, come ad ogni volta che vado
a vederli, quest'emozione inspiegabile che scollega di tutto e ci
trasporta in
un altro mondo: lì, in verità, sono questo in questo altrove dove il
tempo non
ha alcun significato!
Ecco,
sono al termine della strada, sulla Nebulosa di Andromeda. La galassia
della speranza!!!
Valérie
è qui, naturalmente, ritrovamenti, bacini, calore, gioia, come ovunque,
come sempre!
Sento
una presenza immensa, impossibile da vedere, da quantificare, e non ci
sono né fretta, né grida ma un tipo d'attesa fraterna, planante.
Qualcuno mi batte sulla spalla, mi giro: non è un terrestro, quello è sicuro, ma com’è bello!!! "Ci siamo visti a Calvi l'anno scorso", egli mi dice (e se fosse "ella"?), "non si rammenta, Faiz Ali Faiz, Rassegna, Voce Ventu, Julia Sarr..., era bello, no?" Cool Françoise, tutto è normale, tutto va bene! Beh, non lo hai riconosciuto, non è facile, ma vi è stato, questo è certo, perchè ti mostra le foto degli Incontri, e che hai quasi gli stessi a casa!
Qui,
niente luci che si estinguono per annunciare il loro arrivo, allora
arrivano
io non so come, perché non ci sono neppure cortine da superare! Sono
lì ed è
l’unica cosa che conta!
Pausa
contemplativa indispensabile!

Vedendoli
infine, dopo un viaggio cosi lungo, la loro presenza non mi
sembra incongrua, tanto sono a casa ovunque! Sono posti su una barca di
legno
che galleggia nel vuoto, l'arco magico rituale che formano
immutabilmente è a
posto (Maxime, José, Ceccé, Jean, Jean-Claude, Jean-Luc e Paul),
miliardi di
stelle le circondano come un gioiello scrigno in polvere di diamanti!
Già,
non ho voglia di rientrare!
Cosa
strana (sono nuova in concerto siderale!), ogni spettatore è di
fronte a loro, a 5 m circa. Dico bene ciascuno, cioè che,
indipendentemente dal
posto che si occupa nello spazio, a, dietro, cima, sotto, sono
inspiegabilmente
di fronte, e nello stesso senso che ciascuno di noi! D'altra parte,
hanno microfoni
perché il concerto è ritrasmesso in diretta verso altre galassie del
gruppo
locale ma nessuna traccia di un dispositivo qualunque di sonorisazione!
Un ologramme gigante circola in tutte le direzioni per
consegnarci
il programma e
mi sembra improvvisamente essere nel mezzo della Citadelle a Calvi, o
altrove,
con loro, con voi! Occorrerebbe poca cosa per sentire l'odore della
macchia!
Programma (un gioiello !)

Allora,
in un silenzio di fine del mondo,
incendiano l'Universo.
Più
delle
parole di Jean-Claude, più dell'armonia affascinante delle
loro
voci e la
bellezza dei loro canti, più dei loro corpi che frisgianosi, più della
tenera ed allegra complicità che li collega, in questa notte
perpetua, quello che mi rovescia
come mai, è il brivido che percorre la nostra folla cosmos-polita, il
brivido
intenso ed incontrollabile che attraversa ciascuno di noi, dipeso dal
loro ascolto:
a questo momento, sono la lingua universale che dice l'amore, la
divisione, il
dolore, la rabbia, la gioia, la memoria, la morte, la vita, la
speranza, la
terra..., ovunque, a tutti, senza mediatore.
Sentire,
considerare, è tradurre. A Filetta o lo esperanto incarnato!
E
quindi, per averlo così spesso detto, ne ho ormai la certezza al cuor
delle
stelle: se cantano, gli angeli hanno la voce di Paul!
Sublime!
Qui,
le lagrime che l'emozione genera non colano sulle guance,
anzi volano
nello spazio in ruscelli innumerevoli, filamenti di felicità liquida,
di
emozioni salate che progrediscono tra gli oggetti celesti.
E
se le tracce guettées dagli astronomi sui pianeti lontani fossero
effettivamente
le impressioni indestructibles delle nostre gioie polifoniche
all'ascolto di A
Filetta? Forse un giorno qualcuno riporterà i miei strappi sulla Terra!
Non so
più quanto tempo siamo restati così attaccati a loro, ma quando il
concerto si
è definitivamente fermato, non arriviamo a gettare le amarre.
È
ovunque e
sempre simile!
Sono
andata ad abbracciarli, è il mio rituale a me, ed eravamo felici di
essere
insieme qui! A vederli così radianti nonostante la stanchezza,
ho
capito che eravamo
stati all'altezza della loro offerta tanto sentivano in ogni
istante la nostra
communione con loro! Momento magico!
Lasciarli
sarà sempre uno strappo, un dispiacere di bambino, moderato
dalla morbidezza delle gioie vissute, piene della promessa di quelle
future!
Ho
detto arrivederci al gruppo galattico dei nuovi innamorati
incondizionati
della Felce: ciascuno di noi sa bene che è un fenomeno contro il quale
non si
può lottare! A presto, sulla mia terra! Vado, la strada è lunga, ma,
magia di
A Filetta, sono ubriaca della felicità che mi hanno offerta, che
abbiamo
divisa, ubriaca e meravigliosamente pacifica.
Penso
a questi versi di Antonio Machado:
Ô
errore meraviglioso
che api nel mio core
trasformavano i miei fallimenti in miele."
Maxime,
José, Ceccé, Jean, Jean-Claude, Jean-Luc,
Paul, voi siete i miei api!"
Pace
e salute a tutti!!!
Françoise Coulomb,
Marsiglia il 21-01-2007
Lo
dichiaro: senza essere corsa, senza capire la lingua, la pelle d’oca
m’invade
all'ascolto dei loro canti...
Soprattutto durante i 4:10 di "A Paghjella
di l'impicatti", senza dimenticare il dramatico e sublime
"Medea"...
Credo
che tutto sia cominciato con "Il Popolo migratore".
Grazia
a Dio, A Filetta evita la trappola della varietà commerciale. I loro
canti sacri sono un gioiello tragico di purezza.
All'ascolto, i peli
si rizzano!
È grazie alla TV che ho scoperto A
Filetta. Non hanno mai dato concerti nella mia regione, ma tutti i loro
CD sono
sul mio Mac.
Danièle
Leroy
Credo
che è stato nel 1993.
A
caso di una sottoscrizione al centro culturale del Perreux (ciò che
dimostra
che le sottoscrizioni hanno del buono), assistevo al mio primo concerto
di A
Filetta.
All'epoca,
se le mie origini corse mi rendessero un po'propenso ad ascoltare
Antoine Ciosi, Petru Guelfucci o Les Nouvelles
polyphonies corses, riconosco che non ero molto fanatico. Mi
piacevano queste voci ampie e melodiose, questa rugosità del canto,
questa
identità affermata, ma qualcosa di indefinibile m’impediva di aderire
pienamente
a questa musica. Non attendevo dunque nulla eccezionale di questo
concerto di A
Filetta, oltre al piacere di esservi e quello di ascoltare questi canti
risuonare
in una chiesa.
E
fu la scossa !
Fin
dai primi canti, tuttavia molto austeri (era l'epoca di Ab Eternu),
avveniva
qualcosa.
Le
voci erano lì, erano perfettamente sistemate ed
al unissuono, ma un'emozione
mi legava poco a poco il ventre.
Una specie d'entusiasmo, di comunione fantastica
guadagnava poco a poco tutta l'assistenza.
Al
"Ghmerto",
una tacca di più era superata. Questo canto, con un
ascendente crescendo, permetteva ai cantanti di dare la piena misura
del loro talento
e di distillare un'emozione straordinaria.
Quindi
U Lamentu di Ghjesù,
con un'intensità drammatica, una bellezza ed
una sincerità sconvolgente. Mio malgrado, le lagrime mi scorrevano
sulle guance. Vere lagrime d'emozione pura.
Lagrime di felicità. Un brivido mi percorreva tutto il corpo, il fiato
corto, in apnea involontaria all'ascolto di questo gioiello.
E
già, per finire, Sumiglia.
Questa perla, questo capolavoro, che A Filetta
continua ad ogni concerto a perfezionare, con una sincerità sempre
rinnovata.
Da allora, provo di non mancare alcun concerto che passa a prossimità,
anzi di viaggiare per ritrovare quest'emozione
unica.
Il caso facendo talvolta bene, mi permise di vedere ed intendere
Medea messo
in scena da Jean-Yves
Lazennec al "Printemps des acteurs" di Montpellier, 1997. L'occasione
di apprezzare come A Filetta sa prendere rischi, raccogliere sfide e
soprattutto guadagnarle.
Quindi altri concerti, di nuove creazioni, più belle le une che le
altre. Il
Requiem, le
collaborazioni con Bruno Coulais, con Sidi Larbi Cherkaoui, con
Orlando Forioso, Si di
mè, Medea
nuovamente....
Incontrare ogni membro del gruppo fu per me anche essenziale. Ciò
avrebbe
potuto essere un tipo di delusione di fronte a gente chiusa nella
propria arte.
Al contrario, ho scoperto gente particolarmente umile, sensibile ed
appassionata, profondamente umana.
Ed è questa coerenza straordinaria tra
ciò che sono e ciò che fanno, tra ciò che creano e ciò che rinviano,
tra il
controllo delle voci e la bellezza dei canti, tra
l'unità del gruppo e la facoltà da condividere
ciò che vivono, è tutta questa coerenza che rende completamente magico
ed unico
i loro concerti.
Pierre Casanova
Scoprire la musica corsa per caso.
È senza dubbio il modo migliore per conoscere questa musica
che di
essere affrettata senza preavviso, in questo mondo sonore al fascino
arcaico, incantante e straordinario.
Senza alcuna preparazione e
inconsciamente, sono stata catturata nel vortice di canti corsi e
trasportata da un'onda sonora caricata di emozione.
E in aggiunta, da "A Filetta"!! LO gruppo, con uno dei più carismatici
musicisti che ho mai visto: Jean-Claude Acquaviva ha un ineguagliabile
presenza scenica. Interamente posseduto, immerso nella sua musica,
nel suo mondo sonore - e anche in mezzo al pubblico. Ognuno è
commuovato
dalla sua presenza al più profondo di sé : egli ha un contatto emotivo
e
musicale direttamente con ciascuno dei suoi ascoltatori, pur rimanendo
nel centro del semi-cerchio interno dei cantanti.
Affascinata e commossa, non dimenticherò mai il primo incontro
colle "polifonie corse".
Margarethe
Hlawa
Margarethe
è una giovane musicante ostriaca chi studia il canto corso.
"Quel che si fà di meglio in polifonia". Le Monde de la musique
"Il gruppo ci porta da qualche parte tra i canti liturgici e la sensualità dei madrigali medievali". Télérama
“Nato 25 anni fà in Balagna, A FILETTA è diventata uno dei primi gruppi patrimoniali della tradizzione corsa grazie alla sua tenacità, il suo sapere dalla polifonia corsa et sopratutto il suo rinnovo, la sua apertura del ripertorio insulare ai venti del largo..." Libération
"A Filetta : Pura Meraviglia". Pariscope
"Tutte le tradizioni del Mediterraneo aperto a molte influenze". Musique Hebdo
"Voci di prima del verbo, da mettersi in ginocchio guardando le stelle". Aden
"Il più prestigioso gruppo polifonico corso che raggiunga lo sublime". L'Hebdo
"E uno degli più sontuosi gruppi polifonichi
corsi chi si possa ascoltare...
A FILETTA a saputo, senza mai rinegarsi, aprire quel' arte immemorabile
su altre forme di espressione, in particolare lavorando su colonne
sonore di
film col compositore Bruno Coulais chi a anche co-realizzato
il loro notevole album “Si di mè” (Virgin)".
LE NOUVEL OBSERVATEUR
Marc Robine / Chorus – Les Cahiers de la Chanson
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